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Divagazioni sulla nostra copertina
La nostra copertina e dedicata alla piccola "spedizione" presso il Santo Padre; spedizione composta da Massimiliano Fossarello, vincitore del concorso "Piccoli artisti del Natale", edizione 1986 (al centro); Paola Scarpa, vincitrice del Concorso "Poeti in erba", edizione 1986, sezione scuola elementare (a sinistra); Cristina Risso, vincitrice del concorso "Poeti in erba", edizione 1986, sezione scuola media (a destra). Il dono al S. Padre e quello semplice e consueto di ogni anno: una statuina di Gesu Bambino, scolpita in legno dagli impareggiabili scultori della Val Gardena. I tre piccoli artisti hanno consumato le loro emozioni dinanzi alla figura del Papa. Hanno atteso a lungo questo momento. Solo essi conoscono quali sentimenti hanno preso corpo nel loro animo. Una cosa e certa: hanno avuto una sensazione di attaccamento, di devozione, di appartenenza. Hanno sperimentato la paternita di Giovanni Paolo II. Come se Gesu avesse sfiorata la loro fronte con una carezza. Perché, stranamente, si prova questo effetto avvicinando il Papa. Almeno per chi e animato da fede cattolica. Il limite della persona umana viene oltrepassato. Si arrotolano nella memoria 20 secoli di storia e nitide si stagliano le figure di Cristo, il figlio di Dio e di Pietro, il pescatore di Galilea. Il Vangelo di Matteo, al capitolo sedicesimo, racconta quasi di una "divinizzazione" nei riguardi dell'apostolo. Cristo gli promette poteri che vanno oltre la possibilita dell'uomo. Riceve un mandato ben preciso che l'evangelista Giovanni concretizza nella formula: «Pasci le mie pecorelle». Forse e per questo che la figura del Papa, successore di Pietro, stranamente secondo la logica della storia, si e salvata attraverso duemila anni, oltre l'involucro e la scorza del limite dell'uomo. In una parola, il Papa non ha ancora fatto il suo tempo, e non potra completare la sua storia perché resteranno vere le parole di Cristo pronunciate all'indirizzo dell'apostolo: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edifichero la mia Chiesa» (Matteo 16,18). Qualcosa di strano ti invade quando incontri gli occhi del Papa. Balza dalla sua persona un simbolo. Non ti interessa, al limite, neppure la sua statura morale e intellettuale. Cogli subito un'incarnazione di unita e senti che lui solo e discepolo di colui che «ha parole di vita eterna». Povero Pietro, con tanti difetti, con un tradimento in conto, ha pero il cuore di un amico vero e sincero. Entusiasta ed esuberante, pronto a risorgere dalle ceneri. Legato profondamente a Cristo tanto da essere investito da lui per una missione sovrumana. Un mandato che fa pensare e contro il quale si sono infranti inutilmente i flutti di tante divisioni che hanno lacerato la Chiesa. P Guido R0asci0