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"Il tempio piu bello del mondo"
Nel grandioso anfiteatro deUa Conca d'O-ro, a mezza costa fra i monti e il golfo di Palermo, si stagüano entro il verde cupo dei noci, I'argento degli ulivi e le vivaci macchie di fiori e agrumi, le poderose strutture gri-gio-dorate del fiabesco Duomo di Monreale. Quello che e stato definito "il tempio piu bello del mondo" e oggi il resto piu cospicuo di un magnifico complesso, comprendente anche un'abbazia benedettina e un palazzo reale, che fu ideato e realizzato in brevissimo volgere di anni dal terzo sovrano della dinastía normanna di Sicilia, U giovane Guglielmo II, detto il Buono (1153-1189). Aveva poco piu di vent'anni, infatti, il nipóte di Ruggero II quando, nel 1174, pose mano alia fonda-zione deU'opera che avrebbe dato fama im-peritura non solo a lui, ma a tutta la sua casata. Secondo una gentile leggenda, sarebbe stata la stessa Vergine Maria a chiedergli, in sogno, di costruirle una chiesa, utilizzando per far ció le ricchezze occultate dal padre, Guglielmo I il Malo, e deUe quaH ella gli avrebbe svelato il nascondiglio. E che un autentico tesoro sia stato profuso per l'edifica-zione e l'ornamento del beUissimo duomo, subito intitolato a Santa Maria, e innegabile, almeno a giudicare da quanto ancora oggi, dopo incendi, alterazioni e aggiunte, possia-mo ammirare. Del resto, gia nel 1183 papa Lucio III, elevando la chiesa al rango di arci-vescovado, dichiarava che era « degna di mol-ta ammirazione » e che « Guglielmo, l'illustre sovrano di Sicilia, l'ha dotata di libri e para-menti sacri e di suppeUettili d'oro e d'argen-to, sicché un'opera simile mai era stata fatta da alcun altro re, fin dai tempi piu antichi».
Certamente, l'ambizione di superare, per splendore artistico, non solo ogni monumento della Sicilia normanna, ma anche tutte le
piu insigni fondazioni imperiali a lui note, doveva essere alla base del progetto architet-tonico del giovane re. Pur venerando la memoria del grande nonno, Guglielmo deside-rava infatti emularne la fama in ogni campo. Ma per uguagliare la bellezza delle costruzioni ruggeriane, quali ü Duomo di Cefalu o la Cappella Palatina di Palermo, non c'era che un mezzo: creare un complesso ancor piu grandioso, pari a queUi di Roma e Bisanzio, le piu importanti citta imperiali della Cristianita. E infatti lo schema che presiede alla costru-zione di Monreale rispecchia quello "classi-co", comune aUe due grandi capitali, per cui la chiesa cattedrale era coUegata con il palazzo, sede del potete. A Roma, S. Giovanni in Laterano comunicava con il Palazzo Lateranense, dimora papale, ma ambedue costruiti daU'imperatore Costantino, nel IV secolo. Análogamente a Bisanzio la bellissima Cattedrale di S. Sofia, contigua al maestoso Palazzo Imperiale, era stata eretta da Giustiniano nel VI secolo. Trecento anni dopo anche Carlo Magno, memore dell'importanza poUtico-re-ligiosa deU'antico modello, aveva collegato il suo palazzo di Aquisgrana ad una chiesa. Ed e probabile che pure Ruggero II avesse in mente questi esempi ülustri quando, accanto al suo Palazzo Reale di Palermo, aveva fatto erigere la Cappella Palatina, o quando ad Al-tofonte, sul versante della Conca d'Oro op-posto al futuro Möns Regalis del nipóte, aveva costruito uno splendido palazzo, con an-nessa una cappella. Ma e chiaro che queste realizzazioni, come anche quella di Carlo Magno, per quanto notevoli, non potevano competere per grandiosita e importanza con le cattedrali di Roma e di Costantinopoli, poiché erano soltanto "cappeUe" palatine.
Ben diverso e invece il caso di Monreale: