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II rinvenimento e il restauro
Fin dall'ultima decade del mese di agosto del 1972, fanno parte del Museo Nazionale di Reggio Calabria, dove hanno ricevuto i nn. 12802 e 12801 d'inventario, due grandi statue in bronzo ritrovate suUe coste joniche della Calabria, in uno specchio d'acqua di fronte al Comune di Riace (RC). Sono state scoperte per un caso fortuito, ma non del tutto staccato dalla normale attivita della So-printendenza Archeologica della Calabria. Essa infatti e intervenuta spesso nei rinveni-menti sottomarini effettuati lungo le coste della regione, segnalate da cacciatori o da amici che talvolta hanno prevenuto vere e proprie rapine sui fondah marini del Tirreno e deUo Jonio.
L'intervento della Soprintendenza, a seguito di una segnalazione del 16 agosto 1972, e quello dei Carabinieri del Núcleo Sommoz-zatori di Messina, ha consentito nei successivi 20 e 21 agosto U recupero delle due grandi statue di bronzo cosiddette "di Riace", e or-mai a tutti cosi note, dopo la Mostra di Firenze che, voluta per ringraziare l'équipe di restauro deUa Soprintendenza Archeologica florentina, e durata sei mesi invece di venti giorni inizialmente previsti. Fu Stefano Ma-riottini, un chimico romano che trascorreva le vacanze in Calabria presso parenti, a notarle sul fondale marino di circa 7/8 metri, a circa 300 m dalla costa. E fu ancora, con i suoi parenti, a segnalarmele immediatamente dopo essersi assicurato che si trattava di statue e non di cadaveri, sensibilizzato a tale dovere anche da un amico che alcuni anni prima — nel 1969 — aveva consentito alia Soprintendenza il recupero di alcuni bronzi greci rin-venutí nel mare dello Stretto di Messina su un relitto di eta greca gia in parte depredato di tutto ü carico di anfore e di metalli.
Dirette da un archeologo deUa Soprintendenza Reggina, le operazioni di recupero sono State pórtate a termine dallo stesso rinvenitore a tal fine autorizzato e affiancato dal Gruppo di Sommozzatori dei Carabinieri di Messina, che le liberarono dalla sabbia che le seppelliva quasi, con il semplice aiuto di due paUoni gonfiati con lo stesso ossigeno delle bombole. Ció avvenne il 21 agosto e in queUa data i colossi di bronzo entrarono a far parte del Museo di Reggio. Apparvero immediatamente come due opere d'arte di notevole impor-tanza e, nella prima relazione del rinvenimento, furono considerate da chi aveva diretto lo scavo come "originali greci di eta eUenistica". Diversamente non era possibile: troppo poche se ne erano tróvate pervenute a noi daU'antichita e altro quindi esse non po-tevano pretendere di rappresentare nel mondo dell'eta classica antica cosi poco noto dai ritrovamenti di originali.
lo ebbi modo di provare l'impressione deUa loro "presenza" solamente una decina di giorni dopo il recupero al mió ritorno a Reggio da un viaggio in Grecia e nel Mar Nero: sbarcai a Bari e, al porto, trovai ad attendermi l'autista che mi mostró come prima cosa le fotografié dei due bronzi. Ma ad avvincermi furono, neUa stessa serata, gK originali, che intanto bisognava puliré e liberare da tutto quanto le aveva conservare: la sabbia e la ghiaia!
I restauratori Gesuele SpineUa e Pasquale Violin iniziarono con lena e buona capacita l'intervento adoperandosi neUa puHtura mec-canica deUe incrostazioni sUicee inglobanti prodotti di corrosione e da quelle calcaree derivanti daU'azione deUa fauna marina. Tanto bene, che la Statua A il cui viso, coperto di ghiaia, era irriconoscibile, in poche