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Raffaele Carrieri - Itala nam tellus Graecia Maior erat. Ovid. 4. Fast./Taranto [antikvár]

Itala nam tellus Graecia Maior erat. Ovid. 4. Fast./Taranto [antikvár]

Raffaele Carrieri, Roberto Pane

 
PAESAGGIO PUGLIESE di Roben La storia di un paesaggio — e doe la rappresentazione delle progressive vicende che Hanno piü o meno profondamente contribuito alla metamorfosi degli aspetti naturali ed am-bientali — non puö dirsi che abbia trovato in ItaHa numerosi interpret!. Si comincia appena oggi, specie per l'impulso determínalo dalla urgente problemática dei nuovi insediamenti, ad esplorare immagini del passato, onde stabilire, piü per finí strumentali che di obiettiva conoscenza, le premesse siste-matiche per le moderne...
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PAESAGGIO PUGLIESE di Roben La storia di un paesaggio — e doe la rappresentazione delle progressive vicende che Hanno piü o meno profondamente contribuito alla metamorfosi degli aspetti naturali ed am-bientali — non puö dirsi che abbia trovato in ItaHa numerosi interpret!. Si comincia appena oggi, specie per l'impulso determínalo dalla urgente problemática dei nuovi insediamenti, ad esplorare immagini del passato, onde stabilire, piü per finí strumentali che di obiettiva conoscenza, le premesse siste-matiche per le moderne trasformazioni. Ma chi, invece, pro-ponendosi di interpretare l'attuale rapporto fra natura ed opera dell'uomo, si accinga a ripercorrere quello che si puö indicare come la storia del paesaggio, dovrá spesso farsi piü esperto di scritti stranieri che di italiani; e per quanto riguarda il Sud, sarä una larga messe dei primi a stimolare il suo interesse ed incrementare le sue esperienze. Ma se numeróse sono le testimonianze di viaggiatori stranieri nel Sud, abbastanza qualificati come osservatori e scrittori perché la loro testimonianza possa ancora destare interesse, numerosissimi sono quelli dei viaggiatori dilettanti; di coloro che sono stati attratti dal solo desiderio di vivere l'awentura della scoperta, in terre la cui celebrata bellezza doveva essere pagata con disagi talvolta inauditi. E' quindi naturale che la maggioranza abbia posto I'accenfo assai piü sull'orrore delle locande e lo squallore dei cibi che non sulla presenza, ancora cosi viva, del mondo antico, nella cornice di una natura stu-penda; sui resti dei monumenti e delle strade greche e romane e sulla stratificazione, non di rado drammatica, che si é andata svolgendo a partiré dall'alto medioevo fino alie sanguinose battaghe, dei francesi dell'etä napoleónica e piü tardi dei piemontesi dellunitá nazionale, contro il banditismo legit-timista. Anzi, é curioso e significativo che, tra le voci piü ricche di nuove risonanze, siano proprio quelle di uomini come P.L. Courier e, mezzo secolo dopo, di J. Borjés, che percorsero il Sud non come pionieri del turismo moderno, ma come combattenti, e che tuttavia, proprio a causa della loro eccezio-nale condizione, furono autentici interpret! del disperato ambiente umano e del suo paesaggio. Il primo, uniciale francese di Giuseppe Bonaparte, offre una preziosa testimonianza delle condizioni di vita nel Mezzogiorno, dall'Abruzzo alla Calabria, pur narrando le sue personali disavventure con un tono distac-cato e sorridente, condito da una certa eleganza convenzionale, cosi da somigliare tipicamente ad uno degli ufficiali francesi che Tolstoi raffigura in Guerra e pace. Il secondo, invece, non é né scrittore né brillante, ma un legittimista catalano che vive la sua dedizione alia causa borbonica con cosi onesta e rara purezza — e si potrebbe dire con ibérico ascetismo — da giustificare il rimpianto di Lenormant per la morte che gli fu inflitta; non diversa da quella assegnata ai briganti. Il diario di Borjés rappresenta un caso único; dagli episodi piü atroci, dall'orrore dei saccheggi operati dalle sue truppe e che egli non riesce a reprimere, passa a descrivere tranquillamente la natura circostante, le varié colture e tutto quello che, secondo lui, si potrebbe fare per migliorarle. IVIa a proposito del motivo ricorrente in tutti gli scritti dei viaggiatori nel Sud, e cioé quello del disagio sofTerto, assume un particolare significato il richiamare alcune espressioni di Voltaire e di Goethe, ir filosofo di Ferney, l'apostolo della tolleranza, deride l'insistenza con cui tutti i viaggiatori usano lamentarsi dei loro personaU fastidi, come se fossero convinti che «tout I'univers a les yeux ouverts sur tous les cabarets oü ils ont couché, et sur leurs querelles avec les commis de la douane ». Goethe, viaggiatore in Sicilia e primo dei moderni ad attraversare l'isola, accenna ai suoi molti disagi solo perché essi furono la condizione inevitabile per I'acquisto di un vero tesoro: « Se del mió pellegrinaggio ho anche sofferto poco i molti disagi, é perché in questa terra sovranamente classica mi sono trovato in una condizione di spirito che mi ha per-messo di far tesoro di tutto e di custodire in me, come in un'urna di gioia, ció che ho veduto e ció che mi é accaduto ». Ed é in questo che va riconosciuto il primo requisito della sua grandezza: nel saper trarre gioia dagli aspetti del mondo, malgrado ogni fatica, e cioé proprio quello che agli spiriti mediocri é parsa tanto spesso come una ostentazione egocéntrica; per cui egli stesso usava diré che sbagliavano, sia i giovani nel considerarlo un semidio, sia gli anziani nel sospet-tarlo un millantatore. E' giusto — sebbene comune giudizio — che lo Italienische Reise di Goethe sia il piü bel libro di viaggi suiritalia; ed alio stesso modo con cui da ogni grande scrittore noi vorremmo aver avuto ancor di piü, non si puó non rimpiangere che egli non abbia visitato la Puglia, la Lucania e la Calabria, ma si sia imbarcato a Napoli direttamente per la Sicilia, la dove lo attendeva quella visione del mondo greco che egli non poteva recarsi a cogliere ed assimilare nella sua maggiore configura-zione ateniese. Al suo tempo, del resto, non erano ancora nati i miti germanici di quel romanticismo — giá da lui deprecato e temuto, sebbene avesse contribuito a incrementarlo — che doveva indurre viaggiatori e studiosi a visitare in Puglia le terre e i castelli di Federico di Svevia ed a scoprire un vasto e prezioso tesoro di architettura e scultura romanica. E qualche decennio piü tardi sará proprio un tedesco,

Termékadatok

Cím: Itala nam tellus Graecia Maior erat. Ovid. 4. Fast./Taranto [antikvár]
Szerző: Raffaele Carrieri Roberto Pane
Kiadó: Italsider Gruppo Finsider
Kötés: Varrott keménykötés
Méret: 350 mm x 500 mm
Raffaele Carrieri művei
Roberto Pane művei
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