Bővebb ismertető
«La citta con le sue biancJie case alla riva in largo semicerchio ahhrac-ciava il mare e semhrava che tale forma le fosse stata data da un'onda enorme che Vavesse respinta al centro ».
Cosí Italo Svevo (lui, tanto allergica alle suggestioni paesistiche) vedeva la sua citta. E poiche non esiste forse, di Trieste, immagine piu limpida-mente e amorosamente poética, ne abbiamo tratto il titolo per questo volume che a Trieste appunto e dedicato, e che continua la serie di puh-blicazioni sui grandi centri che ospitano gli stabilimenti Italsider. Di tutti codesti stabilimenti, quello triestino e tra i piu antichi. E lo si vede da un singolare tocco di grazia ottocentesca che, in qualche modo, riesce ancora a caratterizzarlo: quel viole orlato di siepi di bosso e inghir-landato d'acacie che dall'ingresso conduce, con qualche curva oziosa e gentile, alla palazzina dove ha sede la direzione: un viale da villa patrizia, quale forse nessuna fabbrica pua vantare.
Sorge sul mare, ai piedi délia verde collina di Servóla, e costituisce l'ul-tima propaggine del cosiddetto porto industríale, cioe del nuovo porto. La sua storia e travagliatissima, come quella di quasi tutte le imprese triestine, passate attraverso tante sconvolgenti bufere. Fu fondato nel 1896 dalla Krainische Industrie Gesellschaft, una grossa azienda siderúrgica che aveva sede a Lubiana e possedeva numerosi stabilimenti sparsi un po' in tutto il territorio dell'impero austro-ungarico. Piazzare a Trieste una fabbrica di grande mole, per quei tempi, e di notevole importanza, era stato tutt'altro che facile; evidentemente il boccone faceva gola ad altri centri industrian austriaci, che avevano a lungo lottato prima di lasciarselo sfuggire.
Ma lo stabilimento aveva una sua precisa funzione economica. E difatti prosperé.
Cominciô con un altoforno che fu acceso il 24 novembre del 1897. L'anno dopo entré in esercizio la prima batteria di forni a coke. Nel 1906 sorse un secondo altoforno. Nel 1913, infine, la ferriera (cosi la si chiamava allora) allargö decisamente la propria sfera d'azione: furono installati un terzo altoforno, un'acciaieria e due «treni» di laminazione. Cosi, sia pure su non grande scala, si era arrivati al ciclo integrale.