Bővebb ismertető
Facendo i conti in tasca a Michelangelo
Vorremmo presentare qui un inconsueto ritratto di Michelangelo scultore, analizzando soprattutto le condizioni pratiche, quindi economiche e contrattuali, in cui realizzo le sue opere. Certo, come tutto queUo che ri-guarda il grande maestro, anche le sue lotte a caccia di contratti vantaggiosi, la sua ambi-zione a realizzare complessi quasi architetto-nici (che oggi si direbbero "ambienti"), il suo voler andaré al di la delle possibilita delle cave di marmo, deUa sua bottega, dell'attendibilita finanziaria dei committenti, sono divenuti oggetto di leggenda. Tuttavia una verifica deUa cronología, qualche volta dei conti, basara non tanto suUe biografié coeve, come quella del Vasari e l'altra del fedele seguace Condivi, quanto suUe note di spesa e sui contratti puó risultare sorprendente. Trovia-mo cosí lunghi periodi di preparazione e d'intervaüo, in cui Michelangelo, spesso, non riceve stipendio; quando finalmente i disegni, i modelli in legno per le architetture e quelli in cera, terracotta, per le sculture sono approva-ti, sorge il problema di come procurarsi il marmo, da reperire neUe cave tenendo conto di doti di candore, purezza, resistenza e in blocchi spesso di misura straordinaria; seguirá poi l'attesa per il trasporto del materiale, ostacolato da tempeste di mare, siccita o piene dei fiumi; l'allestimento di studi temporanei, in legno, o permanenti, con piu lettini per gli aiuti convocati; e infine un lavoro frenetico, confuso, spesso interrotto dal venir meno dei versamenti, dal mutamento dei programmi o dalla morte dei committenti, da guerre e ri-voluzioni o daU'instaurarsi di censure morali a causa della Controriforma. II non finito di Mchelangelo, raramente usato come espediente stilistico, e per lo piu il frutto della sua condizione di artista di corte, del tutto di-
pendente quindi dall'instabilita delle condizioni poHtiche e sociali del Cinquecento.
Contrariamente a quanto si ritiene, Michelangelo procedette attraverso minuziose fasi di progettazione delle sue opere, elaborando sistemi di riproduzione che oggi si direbbero meccanici. Egli si servi, per "fermare" le sue invenzioni, di schizzi e di modellini di cera e, per maggiori dimensioni, di piu resistenti ter-recotte. Durante questa fase compi studi anatomici e di movimento e, quando ebbe le idee chiare, decise la forma e la dimensione del blocco di marmo, invio appositi schizzi, esattamente misurati, alie cave, spesso andando poi di persona per scegliere le pietre adatte per resistenza, colore e purezza. Questo marmo venne parzialmente scalpeUato in loco, sulla base degli schizzi e deUe misure, prima di essere traspórtate via nave, via bat-teUo, per carro aUo studio, in Roma o in Firenze. Per accelerare il lavoro, Michelangelo stesso propose a Clemente VII di servirsi di modelli in terracotta di grandi dimensioni, in scala uno a uno, come guida per gli aiuti, che dovevano riprodurU fedelmente e lasciando uno strato di sicurezza riservato alia mano del maestro, mediante un sistema di fill a piombo legati a un quadrante circolare secondo un procedimento gia proposto decenni prima dall'Alberti. Tuttavia, secondo 11 Cellini, Michelangelo disegnava personalmente sul blocco la veduta principale derivándola dal modello, un método secondo cui «si debbe per quella banda cominciare a scoprire con la virtu de' ferri, come se uno volessi fare una figura di mezzo rilievo, e cosí a poco a poco si viene scoprendo». Di qui l'effetto di gigantesco altorilievo dato dalle sculture non finite del maestro. Certo, 11 modeUo e di lui Funico manufatto autentico — secondo il modo mo-