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Alla confluenza tra Oriente e Occidente
La Siria e da tempi immemorabili un territorio cruciale: il raccordo tra Asia, Africa e Mediterráneo, delimitata a sud dai deserti dell'Arabia, a est dall'Eufrate, a nord daUe catene tauriche.
Troppo aperta e pianeggiante, non abba-stanza povera e non abbastanza ricca, questa terra e stata, per millenni, contesa dai possenti imperi di Mesopotamia, di Egitto, di Anatolia, di Persia e di Roma che tentarono di farne la loro provincia di confine, scudo alie inva-sioni straniere o territorio su cui impegnare il nemico per guadagnare tempo per lo scontro decisivo.
Eppure la Siria aveva una sua intrínseca importanza: era il punto terminale di numeróse vie commercial!, di lunghe strade caro-vaniere che affluivano al Mediterráneo dal Punjab, dalla Battriana, dall'Arabia, dalla Persia, dalle pianure deU'Oxo e dello Jaxarte portando perle, spezie, stoffe, turchesi, lapi-slazzuli, incensó, nardo, sandalo, oro
Ma la Siria non poté mai costituirsi in uno Stato indipendente e forte, capace di tenere a bada i beUicosi e turbolentí vicini. Solo l'im-pero di Ebla, recentemente scoperto, ci presenta un sovrano siriaco che tratta da pari coi faraoni del Nilo e coi dinasti della Terra dei due fiumi.
La situazione muto profondamente con la conquista di Alessandro: alia morte del ma-cedone la Siria, sotto la dinastia dei Seleucidi, divenne il piu grande degli Stati ellenistici, estesa dalle sponde del Mediterráneo aUe rive dell'Indo e i suoi sovrani la strutturarono come un ampio corridoio aperto tra Asia ed Europa, via di penetrazione dell'Ellenismo verso i popoli nomadi delle steppe e verso le genti iraniche dei grandi altipiani orientali.
Su questa direttrice la cultura greca ebbe il
suo incontro con quella indiana dando origine al prodigio dell'arte Gandhara e si compenetro delle idee dei gimnosofisti, di non piccolo peso nella successive evoluzione del pensiero filosofico deU'Occidente. I monarchi macedoni concepirono il loro Stato come la risultante di due componenti: un "corpo" territoriale fondamentalmente asiatico e indi-geno e una "testa" ellenizzata composta da un gruppo di citta progettate secondo il modello greco, situate in massima parte neUa fascia prospiciente il Mare Mediterráneo o diretta-mente suUa costa.
Esse dovevano costituire il punto d'incon-tro fra i due mondi, l'ambiente in cui elemento indigeno ed elemento greco dovevano fondersi e operare insieme per costruire una nuova classe dirigente e un nuovo modello di vita. Nelle loro piazze e nei loro mercati i preziosi prodotti deU'Asia interna avrebbero dovuto essere commercializzati, scambiati, la-vorati, per essere immessi nel grande mercato mediterráneo.
L'aggressiva política espansionistica con-dotta dai Romani in Oriente tra l'inizio del II e la fine del l secolo a. C. interruppe in gran parte questo ambizioso progetto e sgretolô l'impero siriaco senza raccogüerne l'eredita. I Romani si limitarono ad amputare la testa ellenizzata deU'impero aggregandola definitivamente al mondo mediterráneo e interrup-pero cosi ü processo di ellenizzazione dei ter-ritori orientali. Quando si accorsero deU'erro-re era troppo tardi: abbandonato aUa deriva, il troncone asiatico del Regno di Siria si era riaggregato intorno all'antica etnia iranica e il nuovo impero dei Parti sarebbe divenuto il piu terribile antagonista dei Romani, capace di infliggere loro dure sconfitte e brucianti umiliazioni.