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Puő dirsi la piazza romana per eccellenza, la sola in cui abbia avuto, ininterrottamente, tanta parte il popolo. Il Colosseo, ad esempio, vide folle imponenti, ma solo per qualche seoolo, dopo di che rimase rovina desolata e grandiosa.Piazza Navona, per l'opposto, ebbe nel decorso del tempo a mu-tare il suo aspetto, ma conservo sempre il medesimo tumulto di vita: il popolo ne e stato elemento precipuo e inseparabiîe, sia nell'anti-chita con le competizioni dello Stadio, sia nel basso medioevo con le feste di Agone, sia nel Rinascimento con tornei e trionfi, sia suc-cessivamente con spettacoli di ogni genere e con il mercato che la rese per quattrocento anni il centro piu animato délia citta.Di volta in volta il popolo ha dunque assunto una funzione e una fisonomía diversa, sin da quando principió a radunarvisi per assistere in masse compatte e con clamoroso entusiasmo ai ludi agonali.Per questi appunto Diocleziano (51-96 d. C.) che spiegő straor-dinaria attivita per il compimento di grandiose opere pubbliche nel-l'Urbe fece costruire uno Stadio nel Campomarzio, dando cosi una sede propria alie gare ginniche, ispirandosi forse all'agone quinquennale istituito da Nerone, che all'uopo vi aveva destinato il Gymnasium come ricorda Cassio Dione specie di palestra annessa alie terme, andata distrutta da un incendio nell'anno 62 d. C.Lo Stadio sorto in uno spazioso campo ove una tradizione vuole che sin da remoto tempo fossero state eseguite gare ebbe per con-fini: a nord, la lunga Via Recta (Coronari, Coppelle, Capranica, Co-lonna); a sud, YOdeon (altra costruzione dovuta a Domiziano e de-stinata alie gare musicali del triplice agone capitolino); ad est, i giar-- 7