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La tristezza di Sughi ha toni leopardiani. Vi é uno sconforto per la realtá umana, che spesso
Ele^temaüche della sua pittura toccano gli eterni cicli dell'assedio urbano dei rituali effimeri della societá-bene, del culto ancestrale della famiglia, della solitudme, della retorica prevaricante del potere. _ .
Questo operare per settori, che sa di dissezione impietosa — ed altri ha gia ricordato per analógia la «lezione anatómica di Rembrandt» — é testimonianza accorata dell'impegno civile dell'artista. Quel suo realismo affilato, che scantona nell'espressionismo, riprende il socialismo umanitario degli inizi del secolo vissuto sulla condizione umana e sul riscatto degli umiU e degli indifesi.
Arte dunque come meditazione, come denuncia spesso caustica ed irriverente di effimere liturgie, di comportamenti egoistici dilaganti, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo; ma anche partecipazione commossa e pietosa per i momenti piü disperati della vita degli indifesi, dei diseredati.
Sughi ha posto un sottotitolo alia sua mostra «II gioco delle apparenze», emblemático nella sua doppia valenza di dissolvenza dell'immagine che trascolora dal reale al visionario, e di duplicitá equivoca tra il vero ed il falso, come in un gioco di specchi o di maschere in una finzione teatrale.
E come in un museo delle cere i suoi personaggi sono resi fatui e bloccati in una esistenza senza tempo, erosi dallo spazio incombente, spettrali per una luce astratta. Una necrosi in atto denuncia il potere, ridicolizza l'aggressivitá, la cupidigia di quella aristocrazia borghese che é la classe dirigente.
Piü che il recitato é la parafrasi che affonda piü a dentro, come «La poltrona del potere» o «L'uomo solo con la sua roba» o, infine, «II giardino all'italiana», con uno scarto equivoco d'identitá fra l'uomo e l'oggetto posseduto o l'ambiente, altrettanti status symbol. La satira si fa piü sottile di allusioni nelle nature morte, dove una rustica pentola di rame s'accosta ad una lattiera di peltro inglese, vero pezzo d'antiquariato, o un servizio «buono» allinea pósate d'argento, lustre ed in ordine perfetto, facile traslato deir«allineamento» della classe sociale che la possiede. II concetto dell'inscatolato e conservato nei cassetti, altra allusione al condizionamento burocrático, coinvolge vecchie scarpe o mezzi busti emergenti.
Sughi, come Minosse, ha una bolgia per ogni dannato.
La noia, il conformismo, il cabotaggio del potere sono i mali capitali di un'umanitá vacua, che transita sotto gli occhi severi del pittore e sfila come ombre dantesche fasciate di caligine e con volti segnati da una tabe irreversibile.
C'é da chiedersi su quali testi sia cresciuta Tintegritá morale di Sughi, la sua pittura cosi asciutta, caustica, anticonformista ed ostinatamente declinata sull'uomo. Negli anni cinquanta la pittura di Sughi nasce con vocazione per un neorealismo contadino che presto si converte in scandagH sull'angoscia esistenziale. E si é alia vigilia degli anni sessanta: si hanno cosi «Le Attese» o gli «Interni» fumosi di bar equivoci e di cinema di periferia o «Le strade» deserte con attardati nottambuli e mercenarie. In sottotono é "'incomunicabilitá, lo sfruttamento della prostituzione, i «miti sul muro».
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