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Dei versi e delle rime di Francesco Petrarca sappiamo con certera che il Panegyricum in funere matris ha la data degli anni piú giovani (circa 1^19) e che alia chiusa deWnlthnxis cantus^ il Triumphus Aeternitatis^ la piú tarda postilla col sic placet di approvar^one é stata apposta il 12 febbraio 1^74. Per oltre cinquanf anni duró quel veloce comporre e quel lavoro di lentissima corref^one fino al «sommo» che I'incontentahilitá deWartista (simile al pittore antico il quale « esi tava a staccare il penneUo dalla tela»; Seniles^ V, 4) considerava quasi interminahile (^Sen.^ XVI, j) e che proprio sui fram menti in volgare si esercitb piú a lungo.
Era I'aspira^ione ad una classicita non raggiunta neWarchitet-tura d'un'opera poetica strutturalmente unitaria. « Un grandioso lavoro » f'Sen.^ V, 2) in volgare rimase fra le amhitQoni della sua prima giovine^a. E cerco orgoglioso compenso nella pertinace ricerca di giungere « proximior perfectioni y>, com'e detto in un'altra postilla autógrafa. Diffidentissimo della spontaneitd, il Petrarca voile fissare 1'immediata vita dei sentimenti, profonda e pur labile, nel rigore e neUa trasparencia di « un'imagine salda di diamante » (CVIII, 6). Ma questi incorruttihili splendori, contemplati come
colonna
cfistallina, et iv'entro ogni pensero scritto,
egli tuttavia non rinuncib a disporre in ordine (senv^a di che non si pub parlare di un orgánico libro, com'egli ben sapeva: cfr. la dedica del De sui ipsius et multorum aliomm ignorantiaj. In cib (si pensi a Leopardi e a Baudelaire), prima di ogni altra cosa appare poeta moderno, per 1'amara consapevolet(^a d'una