Bővebb ismertető
Cento film, una ministoria del cinema
Non é una ministoria, siamo onesti. É bello il gioco di parole, pren-diamolo per quello che é. Una storia del cinema - anche piccola, anche mini - ne vorrebbe, di film, dieci volte tanto. Perché, allora, solo cento? E che significano, questi cento? Perché solo cento é evidente dalla mole del volume che li contiene. Non potrebbe conteneme di piü. Una banalitá, dunque. Ma anche le banalitá, servono. Questa, poi, é una scommessa. Ecco il senso - se si vuole, la sfida - di una finta, smilza ministoria. Costringere cent'anni di storia in una gabbia cosi piccola significa operare una scelta bruta-le, per un verso assurda (insostenibile, folie) e per un altro liberatoria (Heve, allegra, sintomática). Si puó fare. Anzi, si deve fare. Scegliendo a questo modo, rimanendo nei confini di un numero fis-so, si é costretti a fissare un punto sulla carta della storia e a dargli il rilievo di una implícita dichiarazione sullo stato dei lavori (dell'arte, della critica, della storiografia). Ci si impegna - non fa mai male - ad esaminare le idee ricevute (il bagaglio delle acquisizioni di un inces-sante lavorio di studio del passato), a giudicarle sulla base dei nuovi bisogni della cultura, a proiettarle - modifícate, aggiomate, magari sconvolte - nel futuro. Nel futuro del cinema, se il cinema avrá, come tutto fa presumere, un futuro. Ossia, nel futuro di quella manifesta-zione dello spirito umano che piü di ogni altra ha segnato il Novecento. Si puó rischiare, dunque. Vediamo. II muto s'é allontanato nel tempo, com'é owio, e s'é un poco afflosciato nel ricordo (e, probabilmen-te, anche nella importanza storica). Non che oggi si disconoscano i valori delle invenzioni linguistiche - originarie, decisive - offerte a iosa da quel cinema. Le si accetta, inserendole nel nórmale flusso della evoluzione d'una forma narrativa e comunicativa che ha gradualmente condotto alia «ricchezza» (meglio, alia complessitá) dei linguag-gi attuali. Dei capisaldi si fa cenno, naturalmente, ma ormai quasi solo di quelli: per esempio. Cafeína (1914) di Pastrone, l'inevitabile The Birth of a Nation (1915) di Griffith, A^oí/eraíu (1922) di Murnau, l'altro (canónicamente) inevitabile Bwnenosec Potémkin (1925) di Ejzenstejn, La Passion de Jeanne d'Arc (1928) di Dreyer. II resto é fuori campo. Salvo le eccezioni, da discutere.