Bővebb ismertető
I agosto 1970Giacinto é andato a pescare. Si é akato alle sette. Prima ancora di lavarsi la faccia ha allineato per terra i suoi attrezzi da pesca; Ii ha puliti uno per uno con lo straccio intinto nel petrolic.Abbiamo preso il cafle in cortile, all'ombra dei banani. I vi-cini dormono ancora. É domenica. Giacinto si é infilato il costume da bagno nero. Ha inghiottito l'ultimo boccone di pane intinto nel latte. Si é awiato verso il portoncino che da sulla stra-da. L'ho guardato camminare: la peUe bianca, farinosa, le lun-ghe gambe coperte di ricci biondi, la nuca sparuta, le spalle magre. Ha l'aria di un ragazzo indeciso e solitario.- Che vuoi da mangiare?Non mi ha risposto. Se n'é andato facendo dondolare il grosso sacco di tela gialla contro il polpaccio.Mi sono vestita. Ho pulito la casa. Ho messo a posto il bau-le, tirando fuori la roba per la pesca: tute di gomma, fucili, ar-pioni, coltelli, maschere, boccagli, pinne, e una griglia per cuo-cere il pesce.Quando ho finito erano le dodici. Avevo ancora da preparare i peperoni ripieni. Dovevo puliré l'insalata. Mi facevano male le gambe. E avevo una fitta ai reni. Mi sono buttata su una sedia a sdraio in cortile, la testa all'ombra, le gambe al sole.Mi sono addormentata. Ho sognato che una talpa scavava un tunnel nel mió ventre. Mi sono svegliata con una fitta, un dolo-re sordo e fondo. Qualcosa di caldo mi bagnava le cosce. Ho cac-ciato una mano sotto la gonna. L'ho ritirata macchiata di sangue.Ho respirato a fondo per vincere quel senso di tensione al ventre. Non avevo voglia di alzarmi. Ho lasciato che il sangue colasse, dolce, tiepido. Dopo dovro lavare la tela della sedia, mi dicevo. Dovro strofinarla col sapone. Dovro metterla ad asciu-gare. Depo. Non avevo voglia di mettermi in piedi. Ho chiuso gli occhi. II sole batteva vischioso e bruciante sulle gambe nude.