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I.
Il Machiavelli di qiiesto volume e quello fuori dci quadri della critica ben pensante ed officiate^ quello che scandalizzava il buono e laborioso Pasquale Villari e che nggi ancora scandalizza quanti ostentano pubblicaniente il proprio filisteismo^ e spingono, ad esempio, le compagnie drammatiche del secólo XX, quando esse si cimen-tcmo nella rappresentazione della Mandragola, a porre sul cartellone Vavvertenza : u Spettacolo non indicato per signorine »; tulla quella gente insomnia, che ingoia trcm-quillamenle o eleva alle stelle tutte le petrarcherie del-Vuniverso mondo, tutto il sacrestanesco degli amori fogaz-zariani, ma strilla inorridita ogni quäl volta s'imbatte in uno scrittore — non importa se grande e davvero, vorrei dire, spontaneamente immortale — il quale ne osi offen-dere il filisteo morcdiwio^ dicendo pcme al pane e vino al vino, anche quand'ei traita di quelle, che si dicono le cose delVamore. Ma — e bene clirlo subito con franchezza e lealta — il Machiavelli di queste pagine, che ho Vonore di presentare al pubblico coito italiano, non e ne meno uno di quegli serittori che passa avere un pubblico suo tra i seminaristi in vena di erotismo o tra i vecchi, che solitariamente consolcmo la propria senilita con letture che hanno lo sconcio come ideale e lo scurrile come