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AL «SALON DES INDÉPENDANTS»
di GUSTAVE COQUIOT
E con le sue grandi tele sintetiche -la "Domenica alla Grande Jatte", il "Circo", "Le Chahut" -che Seurat doveva affermare tutte le sue grandi qualita. Mai tele furono meglio organizzate, con un gusto piu sicuro e con maggiore eleganza. I suoi paesaggi non furono meno belli. Quasi presentendo la sua prossima fine, Seurat aveva dato alla Pittura un amore senza riserve :
con instancabile e ardente fécondité, da Courbevoie a Honfleur, da Le Crotoy a Gravelines, fissô in dipinti ormai metódicamente "divisi" il grave splendore dei paesaggi. Dopo la prima esposizione alla Société des Indépendants, Seurat continuo ad offrirci fino alla morte i suoi magninci doni. Ogni anno inviava numeróse tele, figure, paesaggi, tipi caratteristici di Parigi. Ogni anno le tele arrivavano a decine, splendide, di grande stile; e cosi sconcertanti per l'umilta spesso voluta del soggetto che esprime tanta bellezza con il niente di una spiaggia, con l'ombra di un muro, con la forma snella di un battello, con un faro, con una casa cosí banale macchiata solamente da finestre nere! Al circo, al café-concert, alia fiera seppe elevare alio stile della Figura storica i cavallerizzi, le cantanti, i musicisti che
tuttavia suonano ridicoli ottoni. Con loro fece quadri festosi :
studio finale per «La Grande Jatte»,
1884-85 - Tela, cm 70,5 x 104,2 -
New York, Metropolitan Museum of Art
perché questa técnica sapiente che da tutto do che e possibile dare come luce, colore, armonia non e forse una vera festa della Pittura? Anche questi quadri composti, ordinati, organizzati da questa alta distinzione, da questo bel disegno elegante, messi al servizio del piu umile pagliaccio o del piu volgare cavallerizzo di circo; quella eloquente sobrieta, quella continua gravita del movimento, quella quiete dei semplici atteggiamenti, il tutto nell'oro piu biondo che abbia mai pavesato di felicita un quadro : ebbene, tutto questo non e forse una vera festa della Pittura?
Les Indépendants, 1SS4-1920. Librairie Albin Michel, Parigi, 1920, pp. 52-53