Bővebb ismertető
E diíEcile portare avanti un discorso sugli Impressionisti che non sia un discorso totale, volto piu al gruppo che non alie singóle personalita, o comunque carico di rife-rimenti che includano ciascuno dei dieci o dodici pit-tori che in tutto o in parte meritano il nome, in una esperienza critica comune. Questo non solo per gU anni di lavoro a stretto contatto, tra il 70 e 1' 80, ma soprattutto per l'identita di atteggiamento di fronte alla realta e nonostante i mezzi espressivi individualmente diversi secondo cui essi costruiscono il proprio linguaggio. E chiaro che da un punto di vista stretta-mente formale la vicenda impressionista si limita a poco piu di un decennio, e tocca solo in parte la poetica di artisti quali Degas e Cézanne o prima ancora Manet, mentre quello che si e chiamato ' gusto degli Impressionisti ' (e nel precedente volume, dedicato a Manet Degas Monet e Sisley, tentato di chiarire come totale ' naturalezza identita di senso e intelletto, riconosci-mento della vita come evento profondamente naturale), e esperienza assai piu vasta, e include in sé non solo la ricerca struttiva di Cézanne, ma fino la notazione mor-dente di Toulouse Lautrec, o la geometria luminosa di Seurat, quando dire dei fatti che a rigore evadono dalla poetica del plein air e della ' impressione ' quale si configura soprattutto in Monet o in Renoir. Si sposta, con questo, I'interesse e il valore delta de-nominazione da un ámbito filologico a uno piu pro-priamente storico: ci sembra d'altronde che una defi-nizione sulla scala di valori soltanto hnguistici (usando il termine nel suo significato meno ampio, e profondo) svuoti il senso dell'Impressionismo come so-stanziale momento poético di un'epoca, e lo riduca a un'esercitazione anche se straordinariamente innovatrice di artisti in cerca della propria autonomía espres-siva. Né e suiEciente un'immagine dell'Impressionismo come somma dei contributi apportati da quanti al gruppo in maggiore o minor misura aderirono, cioe come un incontro di uomini sia pure determinante per i loro successivi svolgimenti.
Giacché l'Impressionismo, piu che una scuola o un mo-vimento o peggio una teoria, fu l'aspetto figurativo dell'ultimo Ottocento, cioe un contesto di idee, di sen-timenti e di sensi, di storia operante, in cui gli artisti veri si trovarono ad agiré: fu insomma l'unica verita e l'unica rivoluzione possibile, il riconoscimento di se stessi nella realta della vita e della storia, e si trattava di una storia a cui la nostra cosi strettamente si ag-gancia da fare dell'Impressionismo, come si e detto al-
tra volta, un momento contemporáneo al nostro spirito. É vero anche che nella scelta dei termini espressivi rimane costante per tutti gli Impressionisti l'elemento luminoso come denominatore indispensabile della yisio-ne, ed é in fondo attorno a questo punto che si puó costruire la loro unitá 'formale ': in sostanza tuttavia si é visto quanto la luce di Degas difierisca anche pro-grammaticamente da quella di Monet, mentre addirit-tura Cézanne ne fa il coeíEciente primo delle sue ricer-che di volume, cioé di un aspetto della visione che Monet addirittura nega. Sta di fatto che anche la luce é ben altro, per gli Impressionisti, che una scoperta sol-tanto pittorica: é, assai piü a fondo, un modo di essere prima che un modo di dipingere, la negazione di uno schema di realtá prefigúrate secondo canoni tradizio-nali, e che pretenda a valori estranei alia naturalitá del-l'esistenza: la luce é l'elemento oggettivo della visione, la conditio sine qua non della realtá nel suo aspetto visibile.
Che poi essa distrugga la concretezza plastica dell'og-getto in una impalpabile vibrazione (Monet), o acuisca il segno in un flash improvviso (Degas), o addirittura si ponga come termine necessario alia sintesi volume-colore (Cézanne), é un fatto che riguarda la lingüistica di ogni singolo pittore e che determina la sua autonomía poetica: la vera unitá del gruppo sta nell'assumere la luce come garanzia di veritá naturale, assai prima di studiarne le possibilitá stilistiche. Del resto le proposizioni enunciate, da un punto di vista meramente formale, quanto dire, dallo stesso punto di vista, le elaborazioni lingui-stiche di ciascuno dei pittori portati ad esempio, po-trebbero attribuirsi con poco sforzo ad artisti di tempi e culture del tutto diversi: la dissolvenza luminosa e il gusto della macchia a un veneziano del Settecento, ma-gari un Guardi, l'istantaneitá di una luce cruda e artificíale all'ipocondria del Pontorno (che cosa di piü lon-tano dall'esprit degasiano?), la sintesi volume-luce-co-lore a Piero della Francesca, e si commetterebbe il piü grossolano degli errori pur rimanendo in una certa orto-dossia di lettura: 11 fatto é che giudicare gli Impressionisti secondo la tradizione dei ' valori ' figurativi é impresa disperata, e ogni tentativo in questo senso si puó accettare solo come rimando alia loro prima veritá esi-stenziale, l'identitá del dipingere con l'essere, e del sen-tire con l'esistere.
Questo lungo preambolo, 11 secondo per giustificare in un quadro piü ampio qualche breve cenno su Pissarro, Berthe Morisot, Bazille, Renoir, Cézanne, Toulouse, Seu-