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Cuba> 7 Novembre»
Avevo bisogno, per certi miei scopi, di co-noscere queili ciie i professpri dei colleges ciiia-mauo i (c capoiavori della letteratura ». Ordinal a un bibliotecario lauréate, eke mi garan-tirono in perfetta efficienza, di prepararmi una lista ristrettissima e di farmeli avere nelle mi-gliori edisioni. Appena ebbi tra mano questi tesori non feci passar piu nessuno e non mi alzai piu dal letto.
Sulle prime rimasi male e mi parve incre-dibile che tali humbugs fossero davvero i pro-dptti di prima qualita dello spirito umano. Quel che non capivo mi pareva inutile ; quel che capivo non mi divertiva o mi oliendeva. Roba assurda, noiosa: talvolta insignificante p nauseabonda.
1.
Ml vergogno a dire dove ho conosciuto Gog: in an manicomio prívalo.
Andavo li spesso per far compagnia a un giovane poeta dalmata che la passione dispe-rata per uriomhra (Vamata era una cc regina dello schermo » e soltanto sullo schermo gli aveva sorriso) condannava alia paranoia. Sic-come era, di solito, tranquillo il direttore di quella pensione per pazei paganti — nano di statura ma gigante per la carnosita — ci per-metteva di star insieme nel giardino. Qua e lá, alfombra di cedri e d' ippocastani, eneran lavóle tonde di ferro e sedili come nei ca§b. In-fermieri slavati, vestiti di bianco, giravano su e g?ü per i viali senza aver Varia di guardare.
Un giorno di gran caldo che si parlava, io e il poeta, al nostro tavolino $*avvicinó un altro ospite. Era un mostro sul mezsto secolo, vestito di verde chiaro. Alto ma fahhricato male.