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Elio Bartolini - Historia Langobardorum [antikvár]
 
Mentre le precedent! traduzioni italiane si rifacevano di norma al testo mu-ratoriano dei Rerum Italicarum Scriptores, per la presente ci si e rigorosamente attenuti al testo critico dei Monumento Germaniae Histórica. Se nella cultura dell'AIto Medioevo resta indiscutibile l'importanza dell'i/t-storia Langobardorum, con i suoi cento e piu codici tra integri e mutili, va subito dichiarato il carattere quasi vessatorio a cui, proprio per tale impor-tanza, essa costringe nella necessita di esser fedeli alia lettera del testo. La smtassi, a...
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Mentre le precedent! traduzioni italiane si rifacevano di norma al testo mu-ratoriano dei Rerum Italicarum Scriptores, per la presente ci si e rigorosamente attenuti al testo critico dei Monumento Germaniae Histórica. Se nella cultura dell'AIto Medioevo resta indiscutibile l'importanza dell'i/t-storia Langobardorum, con i suoi cento e piu codici tra integri e mutili, va subito dichiarato il carattere quasi vessatorio a cui, proprio per tale impor-tanza, essa costringe nella necessita di esser fedeli alia lettera del testo. La smtassi, a volte alquanto improbabile di Paolo, ha consentit© invece una maggior liberta nei confronti della struttura lingüistica. Si e cercato perciô, e si spera non presuntuosamente, di tradurre VHistoria nella lingua di cui il Diácono, se scrivesse oggi, si sarebbe servito : un equilibrio tra volgare coito (quello che per il Nostro doveva essere il latino della classicita) e volgare corrente (i cedimenti romanzi a cui la lingua del pur sempre barbaro Paolo non poteva non piegarsi). L'apparato critico, a sua volta, vorrebbe avere Túnico intento d'accostare il lettore ai risultati piu recenti che l'indagine storiografica ha messo a punto e sul Diácono e sulla sua opera e sul tempo di cui questa e Tunica testimone. Traduzione e apparato critico inoltre — e non sembri gratuito — s'appog-giano volentieri e come si rawivano per un florilegio fotográfico che, fer-mando Tattimo macroscopico di una osservazione, tende ad esasperarla fin quasi a recuperare il brivido d'una fascinosa barbarie. 1. De Germania, quod plures nutriat populos, ideoque ex ea multae gentes egrediantur. Seplemtrionalis plaga quanto magis ab aestu soils remota est cl nival! frigore gélida, tanto salubrior corporibus hominum et propagandis est gentibus coaptata ; sicut econtra omnis meridiana regio, quo soils est fcrvori vicinior, eo semper morbis habundat ct educandis minus est apta morlalibus. Undc fit, ut tantae populorum multitudines arctoo sub axe oriantur, ut non inmérito universa illa regio Tanai tenus usque ad occiduum, licet et propriis loca in ca singula nuncupcntur nomini-bus, generali tarnen vocabulo Germania vocitetur; quamvis et duas ultra Rhenum provincias Romani, cum ea loca occupassent, superiorem inferio-remque Germaniam dixerint. Ab hac ergo populosa Germania saepe innu-merabiles captivorum turmae abductae meridianis populis pretio distrah-untur. Multae quoque ex ea, pro eo quod tantos mortalium germinal, quantos alere vix sufiícit, saepe gentes egressae sunt, quae nihilominus et partes Asiae, sed maxime sibi contiguam Europam adflixerunt. Testantur hoc ubique urbes erutae per totam Illiricum Galliamque, sed maxime miseree Italiae, quae pene omnium illarum est gentium experta saevitiam. Gothi siquidem Wandalique, Rugi, Heroli atque Turciiingi, necnon etiam et aliae feroces et barbarae nationes e Germania prodierunt. Pari etiam modo et Winnilorum, hoc est Langobardorum, gens, quae postea in Italia feliciter regnavit, a Germanorum populis originem ducens, licet et aliae causae egressionis eorum asseverentur, ab insula quae Scandinavia dicitur adven- 1. La Germania: perché tanti popoli l'abitano e tante centi c bandonano. Le plaghe settentrionali, quanto piu sono lontane dal cal^ del sole e gelide per copia di nevi accumulate, tanto piu risultano saluií agli umani corpi e adatte al propagarsi della specie; le meridionali, al (» trario, piu prossime sono al fervor crudo dell'astro, piu abbondanó d'o« malanno, onde hanno da dirsi improdighe al crescervi e al moltiplij dei mortali. Ció spiega come sia tanto grande il numero delle gcnii ji^ vedono la luce sotto I'asse di Arturo e plú propriamente in quella dist? immensa di terre che dal Don giunge fino a Occidente, la quale, ancorchí pur ivi ogni abitato luogo abbia il suo nome, viene, con única voce, detta Germania.' (I Romani, avendo occupato due province öltre il ^ distinsero chiamandole: Germania inferiore e Germania superiore'). o, questa, copiosissima di genti, Germania si trassero spesso innumerabili torme di prigionieri, che furono poi venduti, per denaro, sui mercati dei i meridionali.' Moite perô delle popolazioni che quella terra stenlava. avara, a nulnre, se ne uscirono e si spms dell'Asia, ma soprattutto l'Europa loro vicina. Lo testimoniano ovunquc le distrutte cittá dell'Illirico e della Gallia, ma piü d'ogni altro puó dirlo ritalia, che, misera, conobbe la crudeltá di quasi tutte quelle genti; e ció perché uscirono dalla suddetta plaga Goti e Vandali, Rugi ed Eruli, Turciiingi e molti altri ancora barbari popoli e feroci. Nello stesso modo, per le medesime ragioni (ma v'é chi avanza altre ipotesi) si mosse dalla Scandinavia anche la stirpe dei Vinnili, di quei Longobardi cioé, germani pm essi di schiatta, che poi regnarono felicemente in Italia.' 2. De Scadinavea insula, et quia ex ea Winilorum, hoc est Langodar-dorum, gens est egressa. Cuius insulae etiam Plinius Secundus in libris, quos de natura rerum conposuit, mentionem facit. Haee igitur insula, sicut retulerunt nobis qui cam lustraverunt, non tam in mari est posita, quam marinis fluctibus propter planitiem marginum terras ambientibus circumfusa. Intra hanc ergo constituti populi dum in tantam mullitudinem pullulassent, ut iam simul habitare non valerent, in tres, ut fertur, omnem catervam partes dividentes, quae ex illis pars patriam relinquere novasque deberet sedes exquirere, sorte perquirunt.2. Della Scanoinavia e come da essa ebbe origine la Stirpe dei Win-nili detti poi Longobardi. Di quest'isola parla anche Plinio Secondo nei suoi scritti di storia naturale.' Chi c'é stato assicura possa dirsi la medesima, stante la forma piatta deile coste, non sita in mezzo al mare, ma sorgente dai flutli che, invadendola, le fanno intorno ribollente corona.' Poiché dunque i popoli, in quella stabiliti, crebbero in tanta dismisura da non poter püi tutti insieme abitarla, si narra che la moltitudine, divisasi in Ire gruppi, afiídó alia sorte il compito di stabilire quale di questi dovesse, abbandonato il suolo natio, muovere alla conquista di nuove Ierre.' 3. Quod Ibor et Aio primi duces Winilorum cum matre sua Gambara fuerunt. Igitur ea pars, cui sors dederat genitale solum excedere exteraque arva sectari, ordinatis super se duobus ducibus, Ibor scilicet et Aionem, qui et germani erant et iuvenili aetate floridi et ceteris praestantiores, ad exquirendas quas possint incolere terras sedesque statuere, valedicentes suis simul et patriae, iter arripiunt. Horum erat ducum mater nomine Gambara, mulier quantum inter suos et ingenio acris et consiliis provida; de cuius in rebus dubiis prudentia non minimum confidebant.

Termékadatok

Cím: Historia Langobardorum [antikvár]
Szerző: Elio Bartolini , Pauli Diaconi Paulus Diaconus
Kiadó: Electa Editrice
Kötés: Vászon
Méret: 280 mm x 360 mm
Elio Bartolini művei
Pauli Diaconi művei
Paulus Diaconus művei
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