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Nel 1921, quando era anche lui, corne tutti, ballettomane e ipnotizzato da Diaghilev, oltre che dai poeti intenti a maturare il surrealismo, Jean Cocteau compose uno spettacolo intitolato Les Mariés de la Tour Eiffel} La scena rappre-sentava la prima piattaforma della torre con, nello sfondo, una Parigi-cartolina vista a volo d'uccello (e qui probabilmente era Cocteau a imprestarsi la veduta da Chagall, Parigi dalla fi-nestra, 1913).^ Tra i personaggi, o piuttosto mi-mi (azione e battute venivano pronuncíate da due attori fonografi ai lati della scena), c'era il fotografo dei ritratti-ricordo. Sulla piattaforma una comitiva nuziale era venuta a fare il ban-chetto dello sposalizio. Il fotografo avrebbe do-vuto perpetuare il gruppo festante, che effetti-
1 II quadro omonimo di Chagall, dipinto nel 1928, non ha in coniune che il titolo. Sebbene un titolo di questo genere (lo spettacolo di Cocteau aveva levato parecchio rumore ed era parso molto d'avanguardia) faccia parte in qualche modo del-l'ispirazione, varrebbe la pena di dire, con la frase di pramma-tica, che la coincidenza e puramente casuale.
2 La genialita di grande scenografo fu una delle prime doti riconosciute a Chagall anche dagli intenditori che ancora non intendevano la sua pittura. Fin dal 1911 il pittore russo Tugen-hold, un artista abbastanza ufficiale, gli aveva presagito che egli avrebbe potuto fare della « scenografia psicológica » (cfr. Chagall: Ma Vie, Paris, Stock, Coll. Ateliers, 1931, pag. 238), E piu tardi Anski, terminato di scrivere il Dibbuk, gli diceva: « Voi solo dovete metterlo in scena. Ho pensato a voi ». (Op. cit. pag. 240.) Nessuna meraviglia che dal grande scenografo Cocteau abbia derivato un'idea di scenografia.