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Dovendo dire della scultura toscana del Quattrocento, penso che la cosa piu ragionevole sia cominciare col renderci conto di quale fosse la scultura negli anni immediatamente prima, sul finiré del Trecento; e ció non solo per un ovvio rispetto verso la serie temporale degli eventi arti-stici, ma perché credo che in quegli ultimi anni del secolo XIV gia si scoprano e si definiscano le tendenze che diverranno poi, in una attivita piu intensa e piu vasta, le correnti spesso tumultuóse e interfluenti della scultura rinascimentale nella sua prima pienezza.
L'architettura fiorentina del Trecento e, ovviamentc, gótica; ha del gotico gli elementi co-struttivamente piu interessanti, quali il pilone a fascio, la volta a crociera, l'arco intrecciato nei 'remplages', ma nell'impiegarli modera l'impulso verticalistico, che era ad esempio gia assai maggiore nella vicina Siena, bandisce o mimetizza i giuochi dei contrafforti, gli archi rampanti; e portata a contenere e dominare le componenti figurative anziché eccitarle, ad accogliere di pre-ferenza le forme scultorce in cui l'eccitamento verticalistico, l'avvitatura dinamica, l'allusione di moto sono meno spinti, in cui piu emergono quegli elementi classici che erano stati una componente decisiva nel gotico francese del primo Duecento e poi, ancora piu programmaticamente, a Pisa nell'atelier di Nicola. Lo studio di sculture classiche si accompagna negli studi dei nostri artefici aile triangolature gotiche e a tutto il repertorio gotico di figure angeliche, di estetismi ve-getali, di dignita oratorie e generiche di figure umane.
Il documento piu evidente di ció sono le sculture degli stipiti della Porta della Mandorla sul fianco sinistro di Santa Maria del Fiore. Anche se la documentazione giuntaci non e perspicua quanto vorremmo, essa pur sempre ci assicura che siamo ormai nell'ultimo decennio del Trecento, tra maestranze o native o ambiéntate a Firenze. E neU'elemento mediano dello stipite polistilo sono esagoni con busti di angeli alternati verticalmente a cespi di foglie con figurazioni di divi-nita e allegoric classiche: Apollo, Ercole piu volte, una Abbondanza, putti musicanti etc. Tra una lastra e l'altra sono oscillazioni inevitabili di qualita esecutiva e di fedelta ai modelli classici, ma quella che piu ci si impone e la lastra piu bassa di sinistra con l'Ercole imberbe, con clava e leontis, bella imitazione di una delle moite derivazioni deU'originale lisippeo, non solo rammentato in una generica somiglianza di immagine, ma ben sentito nel modellato morbido e carnoso, nel giusto rapporto tra il 'balancement' della figura sul fondo e la disposizione delle masse muscolari nel busto.
E nella stessa lastra, e quindi verosimilmente dello stesso scultore, si accompagna all'Ercole una delle figure d'angeli piu elette, di una purezza che colpisce, del tutto monda da certe defor-mazioni superficiali ed involontarie che sono in altre immagini della serie.
Ed altri pezzi di una straordinaria maestria di esecuzione sono VAngelo Annunziante e la Madonna Annunziata in marmo dell'Opera del Duomo, che sembra siano appartenuti anch'essi al complesso della Porta della Mandorla. Qui siamo davanti ad un sincretismo, meglio ad una compenetrazione, di gotico e di classico di grande felicita: goticissimi sono i panneggi ottenuti con quel giuoco di pieghe ellittiche successive che del resto era — meno marcato — gia in tanta scultura imperiale romana; umane le proporzioni delle figure ed entro il mosso giuoco dei panneggi e evidente il moto misurato e deciso delle membra, la bella venusta dei corpi, soprattutto nell'angelo dalle spalle larghe e lunate, da giovane dio; e difatti la testa e derivata — e stretta-mente — dálVApollo Liceo di Prassitele, di cui sono molte le repliche ed una anche fra le piu belle al Museo Baracco di Roma. E, si, nel volto, una lieve semplificazione della scrittura pía-