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A PROPOSITO DEI BRONZI DI RIACE Emilio GrecoII mio primo incontro con i bronzi di Riace é avvenuto a Firenze. Ritornavo dalla fonderia di Montecatini, dove avevo lavorato una settimana di cesello a delle míe fusioni, e avevo ancora alie narici I'odore del bronzo limato e battuto: odore che m'é famgiliare insieme a quelli della creta, del gesso, del marmo o della pietra.Avevo dormito male in un albergo fiorentino del centro, a causa del traffico, e il cielo prometteva piovaschi quella mattina che mi sono messo in fila dinanzi all'mgreisso del Museo Archeologico: insomma non ero nelle condizioni d'animo migliori, sia pure per apprezzare capolavori della civilta greca. Ma vedere delle opere d'epoche ben piú fortunate della nostra nelle arti figurative é sempre cosi consolante, specie in momenti come questi in cui I'arte italiana viene rappresentata al Beaubourg di Parigi con dieci barattoli d'escrementi d'artista ed altre diavolerie che hanno annoiato e ci puzzano d'esercitazione accademica ogni giorno di piú. Ma tant'é, parecchi critici nostrani ce li propongono ad ogni pié sospinto come fatti rivoluzionari, portatori di messaggi all'umanitá, di cui tutti possiamo apprezzare i risultati strabilianti.Ritornando ai nostri bronzi di Riace che, anche se hanno meritatamente beneficiato d'una pubblicitá come poche altre opere di quella importanza, anche se la vicenda del ritrovamento non sia stata ancora cliiarita abbastanza, hanno tuttavia solleticato morbosamente la curiositá del pubblico; i risultati sono stati tanto confortanti specie se pensiamo che molti fra quei visitatori che hanno fatto file, a Firenze e a Roma, non sanno nulla delle metope di Selinunte, del Trono Ludovisi o della Niobide del Museo Nazionale Romano, tanto per rimanere in tema di scultura greca del quinto secolo a. C.Ricordo che la prima notizia della scoperta, nel 1972, passo quasi inosser-vata per l'impossibilitá d'una lettura, sia pure approssimativa, delle opere prima del restauro; e, a restauro avvenuto, si sono versati fiumi d'inchiostro (fat-ta eccezione per le brevi note di Giuseppe Foti e Francesco Nicosia, apparse su una piccola pubblicazione dedicata ai bronzi), con attribuzioni da Fidia a Policleto, da Mirone ad altri bronzisti della scuola attica o peloponnesiaca.