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PREMESSA
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Esaurití con il secondo libro í/e//'Istituzione oratoria gli aspetti piü squist- , í
lamente pedagogía delta sua opera, Quintiliano si accosta all'universo della retorica da un angolazione diacronica. Nel terzo libro infatti egli traería un profilo storico di quest'arte affrontando anche il problema delle sue origini: ¦
ci viene perianto proposta una nutrita rassegna di autorevoli retori greet e romani, alcuni dei quali, come ad esempio i mitici "fondatori" della retorica, i siríliani Corace e Tisia, sono ormai noti a noi soltanto di nome o sono avvolti da un alone quasi leggendario. L'excursus storico é, nel suo insie-me, caratterizzato da un notevole sforzo di sintesi, anche se Quintiliano non si limita, per ognuno dei retori di cui tratta, a una breve citazione di repertorio: ci fornisce informazioni sulle opere composte, sulla varia fortuna delle seuole a cui molti di loro diedero vita, non si astiene da qualche giudi-zio critico e stilistico personate, intercala l'esposizione con notizie biografi-che di gusto aneddotico. La sua fonte prinrípale, specie per la prima parte della sezione greca, é, come sempre, la Retorica di Aristotele; per tutto il resto Quintiliano si rifa invece, oltre che aWinfinito bagaglio di letture perso-nali maturate nel corso della sua carriera di insegnante, alie fonti indirette . ,
dei plurimi auctores che cita nei primi paragraft del capitolo iniziale quan-do, in una sorta di premessa metodologica e informativa, sente il dovere di ' ,
avvertire i lettori che la materia di questo libro (anche e soprattutto nella parte precettistica relativa alia partizione in generi) non sará né avvineente * :
né origínale. Eppure la sua personalitá emerge con forza e chiarezza, para- . ' \
dossalmente anche laddove sospende il giudizio, o per mancanza di infor- i ., ' , ,
mazioni (a proposito degli seritti di Feríele ammette ad esempio: «A dir la ¦ ,' ; !^
veritá io non trovo nulla che sia degno di tanta fama in fatto di eloquenza», ' > - 'i i,
III, Proemio 12), operun ríguardo intellettuale nei confrontí degli autori a !•• ''
luí contemporanei («ma soprassiedo sui nomi degli autori víventi, poiché \ !'f ' '!
verra il tempo della loro lode: la loro virtu rimarra fino alla posterita e non ' f ¦ w. |Ç
conoseeranno malevolenza», III, Proemio 21). Inutile dire che le sue indi- \ \ ' t'i
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