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L'aurora boreale
Vi furono tre segni 'infausti il giorno delle nozze di Alain. Il giovane si alzó prestissimo, nella frescura notturna e nel brillio intenso di stelle di una notte astronómica, perché Gallerio e Malvernis, il paese della sposa, erano separati da quattro buone ore di carrozza.
Provava un'ansia bizzarra, una fretta di arrivare a Malvernis e di precipitarsi all'altare per pronunziare il suo si, come temesse che, perdendo del tempo, avrebbe potuto cambiare parere. Spalancata la finestra vide sotto le Orse e la Stella Polare sciamare un vento luminoso, verdechiaro, come una cortina o un sipario agitati da una mano gigantesca. Cosa diavolo poteva essere?
Solo piii tardi, mentre frustaVa i cavalli lungo la strada solitaria, Alain fu percorso dal guizzo dell'intuizione. L'aurora boreale Si senti il sudore gelato per tutto il corpo, quasi che lo spolverino e l'abito nero da sposo gli fossero volati via come una foglia secca, e il vento gli accapponasse la pelle dai capelli alle punte dei piedi. « Via, via! » gridó ai cavalli, agitando in aria la frusta. L'immagine della sposa, Valentina, gli volava nel pensiero come una mosca dorata. Alcuni giorni prima, in un momento di entusiasmo, aveva messo mano al pennello e ridipinto la carrozza color rame. S'immaginava che effetto avrebbe prodotto il veicolo sfolgorante agli occhi della gente di Malvernis, e i denti gli brillavano in un sorriso di prematuro trionfo.
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