Bővebb ismertető
Un padre e una fîglia eccoli lî: lui biondo, bello, sorriden-te, lei gofTa, lentigginosa, spaventata. Lui elegante e trasan-dato, con le caize ciondolanti, la parrucca infilata di traverso, lei chiusa dentro un corsetto amarante che mette in risalto la carnagione cerea.
La bambina segue nello specchio il padre che, chino, si aggiusta le calze bianche sui polpacci. La bocea e in movi-mento ma il suono delle parole non la raggiunge, si perde prima di arrivare aile sue orecchie quasi che la distanza visibile che li separa fosse solo un inciampo dell'occhio. Sembrano vicini ma sono lontani mille miglia.
La bambina spia le labbra del padre che ora si muovono piu in fretta. Sa cosa le sta dicendo anche se non le sente: che si sbrighi a salutare la signera madre, che scenda in cortile con lui, che menti di cersa in carrezza perché, come al selito sene in ritarde.
Intanto Raffaele CuiFa che quando e alla "casena" cam-mina ceme una velpe a passi leggeri e cauti, ha raggiunto il duca Signeretto e gli perge una larga cesta di vimine intrec-ciato su cui spicca una crece bianca.
11 duca apre il ceperchio con un leggero movimento del polse che la figiia ricenesce come une dei suoi gesti piu con-sueti: e il meto stizzese con cui getta da una parte le cese che lo anneiano. Quella mane indolente e sensuale si caccia fra le stoffe ben stirate, rabbrividisce al centatto col gélido crocifis-so d'argento, dá una strizzata al sacchetto pieno di monete e poi sguscia fueri rapida. Ad un cenno, Ranaele Cuna si af-fretta a richiudere la cesta. Ora si tratta sole di fare correre i cavalli fine a Palermo.