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Prologo
Afghanistan, 2002
«Hai sentito?», la voce era quasi un sussurro.
Elsa trattenne il respiro e poi lo senti anche lei, un leggero rumore di passi su un letto di foglie e rametti. Con la coda del-I'occhio vide una serie di ombre fuggire fra gli alberi e quando si giro il suo sguardo si poso su un raggio di sole riflesso sulla canna di un fucile.
Non c'era dubbio, i talebani li avevano trovati.
"Mio Dio!", pensó. "Siamo spacciati".
Elsa sapeva che i talebani erano dominati da un odio senza pari, ovunque andassero portavano morte e distruzione.
Sopraffatta da un'ondata di paura che la stordiva, avrebbe vo-luto gridare o vomitare, ma non poteva fermarsi. Cerco di atti-rare l'attenzione di Parween, ma la sua amica aveva lo sguardo rivolto altrove, intenta a individuare la fonte di quel rumore.
«Córrete!», grido qualcuno e all'improwiso si scateno un fuggi fuggi.
Ma Elsa non poteva correre. Aveva le gambe awüuppate neUa stoffa del burqa che la copriva da capo a piedi. Lotto per libe-rarsi e, quando finalmente riusci a sbarazzarsi dell'indumento, prese a correre con le scarpe di plastica ai piedi che sfioravano appena ü terreno. Non aveva mai corso cosi velocemente in vita sua e il cuore le batteva forte nel petto mentre, con la bocca spalancata, inghiottiva boccate d'aria.
Senti il respiro affannato di qualcuno.