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Ä MARGHERITA SARFATTI
Giornate (Tun meraviglioso setiembre, al (( Soldo )). Verde conca di frescura, erbe e fiori di Pratobello, salenti fino alle ginocchia. Orto selvaggio, vegliato dal cipresso nero a duplice vetta. Odor zuccherino di uve, canti di vendemmiatrici, campane del vespri fe-stivi, che riempivano i cieli delta loro grave dolcezza. E il lauro gigante a ombra delta fontana, sui rami del quale i nostri tre gau-diosi adolescenti raccontavano al sole ed alie nuvole storie di tutti i Poeti, dalVOdissea al-VAnticlo dei Poemi Conviviali, rubandosi a gara fra un verso e Valtro succosissimi fichi sanguigni, colti poco prima nel frutteto; e Fiammetta nimbata d'oro, vestita di verde.
Feliciana non provo grande sorpresa, né grande commozione, quando, un giovedi, nel-l'ora delle visite agli infermi, alia sua so-lita domanda l'impiegato di turno all'ospe-dale rispóse a muso duro, senza preamboli, scartabellando un registro:
— II numero cinqnantanove? della cor-sia San Giuseppe? é morto stanotte.
Quel burocrático della beneficenza, gra-zioso come un porcospino, aveva fatto be-nissimo a risparmiarle le condoglianze.
Giá da qualche mese, in un angolo della sua camera in via Vetere, ella accendeva quo-tidianamente un lumicino dinanzi all'imma-giue della Madonna di Caravaggio; e lei sola ne sapeva il perché, lei sola custodiva il voto. Ed ecco, la Madonna aveva compiuto il mi-racolo necessario: aveva tolto alia vita e al-