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Adriano Antolini - Lippi [antikvár]
 
LA VICENDA LEGGENDARIA DEL FRATE-PITTORE, EREDE DI MASACCIO E MAESTRO DI BOTTICELLI F 1 rate solerte ma intrigante, pai sfratato per amo-re, squattrinato e imbroglione, pittore al tempo stesso prolifico e inadempiente, che spesso e volentieri delegava le commissioni a modesti artigia-ni per poi intascarsi !1 prezzo pattuito, il Lippi fu a suo modo un personaggio mítico della Firenze della prima metä del Quattrocento. Chiacchieratissimo fin da allora, fini per circondare la sua vita d'un alone leggendario — a scapito di notizie storiche...
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LA VICENDA LEGGENDARIA DEL FRATE-PITTORE, EREDE DI MASACCIO E MAESTRO DI BOTTICELLI F 1 rate solerte ma intrigante, pai sfratato per amo-re, squattrinato e imbroglione, pittore al tempo stesso prolifico e inadempiente, che spesso e volentieri delegava le commissioni a modesti artigia-ni per poi intascarsi !1 prezzo pattuito, il Lippi fu a suo modo un personaggio mítico della Firenze della prima metä del Quattrocento. Chiacchieratissimo fin da allora, fini per circondare la sua vita d'un alone leggendario — a scapito di notizie storiche reali — per diventare piü un personaggio da novella che un grande interprete della storia dell'arte, come realmente fu. Lo dimostra il fatto che il Vasari, che volentieri attingeva alia tradizione orale e non disde-gnava di inseriré nelle sue Vite qualche elemento ro-manzesco, si sentí in dovere, per colmare alcune la-cune storiche, di sfruttare lo spunto di una novella del Bandello — che sarebbe stata pubblicata qualche anno dopo le sue Vite, ma di cui aveva forse avuto occasione di leggere il manoscritto o che aveva udito narrare nel corso di una lettura privata — facendolo catturare, nei primi anni '30, nientedimeno che dai pirati barbareschi. Ma, grazie alie sue abilitá dialetti-che e di pittore, il Lippi (o il suo alter-ego romanze-sco) riuscí non solo a salvarsi, ma anche a riottenere la liberta. In realtä, in quegli anni il frate-pittore si trovava a Padova, impegnato a portare a termine al-cuni affreschi — oggi perduti — nella chiesa del Santo. Nato nel 1406, o sul finiré dell'anno precedente, a Firenze — e, per un curioso destino, in contrada Ar-diglione, proprio dietro al Convento del Carmine — il Nostro si fece frate giovanissimo, appena quindi-cenne. I motivi di tale scelta non sono probabilmente imputabili a una repentina o profonda vocazione, ma alie condizioni economiche non florida della fami-glia. Nel '21, a sedici anni appena, Filippo prese i vo-ti. Da allora fino al 1432 risulta nel libro spese del convento; é probabile che dopo tale data il Lippi ab-bia avuto il permesso (forse perché, come pittore, bi-sognoso di uno studio) di alloggiare fuori del convento. In uno spazio di tempo compreso tra il 1422 e il '24 Masaccio avrebbe, intanto, fatto la sua comparsa nel Chiostro del Carmine, per dipingervi la perdu-ta Sagra — cioé la festa di consacrazione della Chiesa del Carmine — awenimento che si era realmente svolto sotto gli occhi suoi e di frate Filippo, nei 1422. L'affresco, condotto in terra verde, narrava con dovi-zia di particolari la processione che si svolse sulla piazza antistante la chiesa e conteneva, come scrive il Vasari, numerosi ritratti di contemporanei illustri — Brunelleschi ad esempio. É probabile che Filippo, che neanche dieci anni dopo avrebbe fatto il suo esordio nella pittura proprio nello stesso chiostro, con La conferma dell'Ordine dei Carmelitani, accanto alia Sagra, sia stato a osservare con attenzione il pittore al lavoro. Tra il '24 e il '28 Masaccio sarebbe tor-nato, con Masolino, per gli affreschi della Cappella Brancacci. Benché certamente fra' Filippo non abbia potuto esimersi da guardare anche Topera di Masolino, che si alternava sui ponteggi col piú giovane collega florentino, dovrebbe essere del tutto tramontara l'ipotesi di un alunnato masoliniano da parte del giovane confratello. É invece, senza dubbio, Masaccio a lasciare Timpronta piü forte nel futuro pittore: anche se, forse, piú esteriore che profonda, dato che "di questa nuova concretezza Lippi non sente la gravita morale" (come afferma I'Argan), sebbene gli serva ad eliminare "l'idealizzazione gótica della figura umana e dello spettacolo naturale" e a permettere "un'anaii-si obbiettiva del dato". Se i pochi frammenti ancora presentí dell'opera del Lippi nel chiostro non per-mettono di confermare con precisione quest'ipotesi, la cosiddetta Madonna Trivulzio (ora al Museo del

Termékadatok

Cím: Lippi [antikvár]
Szerző: Adriano Antolini
Kiadó: Fabbri Editori
Kötés: Ragasztott papírkötés
Méret: 260 mm x 350 mm
Adriano Antolini művei
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