Bővebb ismertető
Ho cominciato a prendere interesse per I'ltalia moderna durante l'ultima guerra, quando come ufficiale d'ar-tiglieria partecipai a molte battaglie della campagna italiana, da Cassino a Roma fin su a Rimini e Bologna. Quel-I'esperienza mi portó in molte parti della penisola che di solito il turista non vede, e fece conoscere da vicino a me e ai miei commilitoni alcune delle tante complessita della storia italiana recente. Il primo contatto con la cultura italiana l'avevamo avuto nel Nord-Africa coloniale; la prima visione del Paese l'avemmo a Napoli, prostrata dalla guerra e dall'occupazione straniera, e nello squallore quasi africano del Mezzogiorno rurale: solo spostandoci verso nord scoprimmo tracce dell'altra Italia, conosciuta attraverso i dépliants turistici d'anteguerra, e, lentamente, cominciammo a renderci conto ch'eravamo tornati in Europa. Sui Monti Sabini, a est di Roma, incontrammo i primi partigiani, e a poco a poco, in queU'estate del '44, arrivammo ad accettare gli italiani come amici: nella primavera del '45 il mio reggimento appoggiava una divisione ricostituita di quello stesso esercito italiano contro il quale, meno di due anni prima, avevamo combattuto in Tunisia; dall'altra parte del fronte tenu to da quella divisione, erano schierati altri italiani, in camicia nera, combattenti della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini.
Per i soldati inglesi una situazione del genere »era difficile da capire: esulava del tutto dall'esperienza d'un popolo che combatteva una guerra nazionale con spirito virtualmente unanime. Era inevitable che ci si doman-
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LA GRANDE GUERRA
Neutralita
Il vero significato dcU'assassinio di Sarajevo non fu compreso in Italia piu chiaramente che nel resto dell'Europa occidentale. Il governo era ancora alie prese con i postumi della « settimana rossa », e l'improvvisa crisi europea lo colse alia sprovvista: « lo non avevo che propositi modesti — scrisse Salandra alcune settimane dopo — di rimettere, per quanto possibile, in carreggiata lo Stato, indebolito da dieci anni di politica nefasta; ed ecco che mi tocca entrare nella Storia »
San Giuliano sapeva bene che un'altra crisi balcanica avrebbe danneggiato gravemente i rapporti italo-austriaci, giá pericolosamente tesi a causa deH'Albania. Fu quindi con sempre maggiore preoccupazione che il ministro italiano osservo la crescente tensione tra l'Austria-Ungheria e la Serbia neUa prima meta di luglio. II 14 espose il suo pensiero e i suoi timori in una lunga lettera a Bollati: « A mio parere, — scrisse, — e possibile e forse anche probabile che in un avvenire forse non lontano a noi convenga uscire dalla Triplice »; ma, per il momento, tutti e tre i paesi alleati erano governati da uomini fedeli all'Alleanza e « convinti della necessitá di garantiré la sua solidarieta e la sua efficienza ». Nell'immediato futuro la potenza militare della Germania e dell'Austria-Un-gheria, e l'impossibilita di realizzare un accordo soddisfacente con la Francia da una posizione di isolamento, rendevano im-
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