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II teatrale Tintoretto
Condaimato alia pittura, una condanna a vita, che il pittore ha cercato di propiziarsi con ogni mezzo, sin dai primi passi di un leggendario noviziato nella bot-tega di Tiziano, come inseguendo una chimerica libe-razione che trovera solo nella morte. Tale puo dirsi, in sintesi, la vicenda artística di Jacopo Robusti, costel-lata di opere gigantesche quasi a dispetto del nomi-gnolo col quale la tradizione ha voluto suggellame la fama: il Tintoretto. Era diffuso costume dei tempi cognominare il giovane dal mestiere del padre; e sic-come Giovaimi Battista esercitava l'arte del tingere panni di seta, non avrebbe destato meraviglia se un suo figlio fosse stato denominate: del Tintore. A simi-gUanza, cioe, di quanto accadde al Vaimucchi, univer-salmente noto come Andrea del Sarto, appunto dalla professione paterna. Nel diminutivo é da scorgere non solo uno di quei tratti scherzevoli di un popolo imma-ginoso, dalla parlata arguta e teatrale; quanto l'inten-zione di designare, oltre all'aspetto físico, cioé l'uomo di bassa statura quale certamente fu Jacopo Robusti, un carattere morale, piü astratto quindi meno defini-bile, che nel pittore doveva essere assai vivace e scat-tante.
Grano di pepe é l'appellativo che gli rivolge l'attor comico, suo ammiratore e amico, Andrea Calmo, ui una lettera rimasta famosa. Ma é poco attendibile che un grano di pepe capace di confondere e sopraffare un mazzo di papaveri - cosí lo caratterizza il Calmo - si lasciasse imporre tm nomignolo chiaramente irriden-te; piü credibile é che il pittore se ne sia ricordato in seguito e vi abbia fatto ricorso con scelta deliberara piü tardi, allorché, pervenuto a una certa notorietá, sentí il bisogno d'innalzare un'insegna di bottega che potesse valere in avvenire anche per i figli.
Se in un testamento del 1539, compiuti da poco i vmt'anni, egU si sottoscrive ancora alia buona: "lo mistro Giacomo, depentor nel champo di San Chas-san ", senza specificarsi col soprannome, con cui giá veniva indícalo fra compagní, famílíarí e vícini, é da
presumere che íl pittore non era ancora pervenuto a quel grado di spavaldería e di sfida che costituivan le maschere grazíe alie quaU egU ríuscíva a occultare le sue crísí e le sue contraddízíoní, dominándole in modo da meritarsí in píeno íl gíudizío che un secolo dopo ancora correva su di luí: "íl piü arríschíato pittore del mondo".
Non é passato un armo dal testamento, e lo stesso Giacomo - Gíacobo o Jacopo - é giá emerso dall'ano-nímato del "depentor del champo di San Chassan" per qualíficarsi mercé un simbolo che aggiunge alia sua firma. Parlo dell'emblema che ha tanto intrígalo critici e biografi, quale appare in una Sacra Conversazione (New York, proprietá prívala) fra il nome: "Jacho-bus", e la data: " 1540". É una ruota a tre cerchi con-centrici e otlo raggi biforcuti alia cima, che suggerisce immediatamente l'immagine di un mulino: quella cioé della macchina piü comune e sempre uguale da secoU. Dall'owio accoslamenlo del nome Jachobus alia ruota del mulino, von Hadéin nel 1928 dedusse che il dipin-lo fosse da allríbuire a Jacopo Molino; pittore inesi-slenle, a meno che non intendesse riferirsi a un certo Molino, pero di nome Domenico e non Jacopo, citato dall'Aretino nove anni dopo. Procedendo a un'allenta leltura degli spazi, del ritmo compositivo e della di-stribuzione delle figure, Pallucchini restituí invece al Tintoretto la tela, ma non risolse con pari impegno !1 problema che imponeva l'emblema della ruota; che non esiterei a interpretare come la stilizzazione di un aspo o mulinello da tinloria: lo strumento cioé di cui si serve il tinlore per far scorrere su e giü dai bagni colorati in ebollizione i panni in pezza. Che Tumile ar-nese della professione paterna potesse ispirare al pittore l'idea di adottarlo a mo' di simbolo di un casalo e insieme insegna di bottega, é un'ipotesi da non respin-gere; specie se si tiene presente che l'arle tintória uscita depressa dal medioevo riprende slancio e si rinobilita proprio in Venezia, come a Genova e in Toscana, in seguito alia scoperta dell'America, da dove comincia-