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A^oc^Jisse terrestre-di Michelangelo
In Michelangelo Buonarroti, nato a Caprese nel Casentino ma meno "toscano' di Dante per carattere e formazione, si incrocia sangue d'Emilia e di Lombardia per parte dei Canossa con i quali aveva una lon-tana parentela.
Questa nota, che nell'apparenza puô sembrare marginale, pure non volendo sciogliere enigmi e nodi su certe zone della vita di Michelangelo o su vicende come quella del non richiesto segno sull'unghia del poUice - era Tuso per i forestieri - alla prima presa di contatto con le genti di Bologna, tende a stabilire un arco di memoria con la sua terrestre eredita 'italica', con i feudi venduti e comprati, e con i "castighi' della storia.
II Vasari e il Condivi videro nei Prigioni tutte le province sottomesse dalla Chiesa durante il papato di Giulio II, poco prima dell'" orribile sacco" che do-veva travolgere Roma. Serenita oscillante, coscienza della tagliola preparata ad ogni passo dal mondo cieco.
II profano non solo e entrato nelle sacre Scritture ma neUe scritture umane chiusc con sangue fraterno in servitu di parti awerse, crudeli nella natura e nel-l'obiettivo del reale-provvisorio.
In questa dilatazione d'istinto e architettura di pen-sieri, Michelangelo, piu che isolarsi dal suo secolo, lo rivela. E lo rivela in modo originale, ribellandosi alie leggi arbitrarie che lo dominano con la stessa collera che accende la difesa dell'Alighieri per la condanna a Bruto e a Cassio.
Urto d'ira che, come gli altri suoi dissidi d'uomo scontento della piccola terra e ad essa grato per quanto di bello ogni giorno gli offre, va inteso "ora in sul destro, ora in sul manco fianco".
Nello svolgersi dei secoli, dove suonano campane di critica superficiale, e l'odio e I'amore della sorte si confondono, certi furori michelangioleschi non han-no trovato ancora il loro cielo, l'esatta luce che r 'esemplare' del martirio - chiaro nella preghicra leonardesca: "Dio, tu ci vendi tutti li beni a prezzo
di fatica" - dominó in una quinta dimensione spirituálé che comprendeva tutte le altre: quelle dello scultore, del pittore, deU'architetto, del poeta. La dimensione del critico. Ecco allora il Buonarroti "in-compreso': ossa, sangue, mente d'uomo del suo tempo, fare attuale un mondo d'eroi, di Profeti, di Sibille, anticipare in una degenerazione di modi stilistici la morte dell'arabesco, difeso poi da Baudelaire come "il piü alto dei disegni".
Eccolo, govematore delle fortificazioni di Firenze, nel 1529, raccogliere le furie di una dinamica interna non rinascimentale che lo agitava fra turbe danna-te, e pensare alia Francia come a un territorio di sal-vezza. Rimane, poi: e si pente di quel momentáneo progetto di fuga, conteso fra il limo plebeo della sua patria c 'l'essere umano' che egli scolpisce in una razza immaginaria, titanica e misteriosa.
Tutto prendeva corpo e si trasfigurava nelle pro-fonditá della sua anima, tanto che solo con un grande sforzo d'astrazione possiamo avvicinarci al percetti-bile reale-irreale delle sue opere e della sua vita in-tiera, all'inizio creativo del suo pensiero.
Per questo noi ci illudiamo di 'vedere' Michelangelo, e non é invece, la nostra, che un'esaltazione let-teraria, il piacere di leggere nella retorica costruita da uomini, non sempre oscuri per fama, sul dramma violento del genio.
La dcnsitá del sentimento di Michelangelo apre un discorso particolare non solo sul linguaggio figurativo che - come Lisippo per i greci - egli traduce "in potenza', diminuendo quindi gli effetti vistosi a van-taggio di una maggiore ricerca interna, ma sul linguaggio, interpretazione di vita "fatta scarsa" dai neo-platonici del Rinascimento con le loro fredde finzioni e l'accademia del Bembo e di Fracastoro. Dove é certo il légame che lo unisce alia cosmología dantesca, ina-sprita fino all'angoscia, quasi un anticipo alie teorie di Blaise Pascal e alia sua "dannata" solitudine.