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Paolo Lecaldano - L'opera pittorica completa di Van Gogh e i suoi nessi grafici 1-2. [antikvár]

L'opera pittorica completa di Van Gogh e i suoi nessi grafici 1-2. [antikvár]

Paolo Lecaldano

 
Passi dell'epistolario di Van Gogli Van Gogh ha prodotto due opere colossali: quella figurativa, consistente in disegni e in dipinti; e quella letteraria, come a giusto titolo si qualifica il sue vastissimo epistolario. Annotazione pressoché quotidiana delle poche, deludenti vi-cende concrete, ma incessante, esasperata introspezione, sfogo a una solitudine irrimediabile, confessione senza remore né veli, rivelazione illuminante di un mondo interiore sterminato, esse si snoda durante diciotto anni, dall'agosto 1872 sino alla morte, nel...
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Passi dell'epistolario di Van Gogli Van Gogh ha prodotto due opere colossali: quella figurativa, consistente in disegni e in dipinti; e quella letteraria, come a giusto titolo si qualifica il sue vastissimo epistolario. Annotazione pressoché quotidiana delle poche, deludenti vi-cende concrete, ma incessante, esasperata introspezione, sfogo a una solitudine irrimediabile, confessione senza remore né veli, rivelazione illuminante di un mondo interiore sterminato, esse si snoda durante diciotto anni, dall'agosto 1872 sino alla morte, nel luglio 1890: l'ultima lettera fu tróvala addosso aH'artista ormai spentosi, ed era stata vergata il giomo stesso del suicidio, il 27 luglio. E un patrimonio tramandatosi quasi intatto e che, ap-parso dapprima in frammenti e attraverso edizioni parziali, fu ricomposto, nel centenario della nascita del pittore, nei quattro volumi preparati amorevolmente e scrupolosamente dalla cognata, la vedova del fratello Theo : Verzamelde Brie-ven van Vincent van Gogh, uitgegeven en toegelicht door zijn schoonzuster J. van Gogh-Bonger^ Amsterdam-Anversa, We-reld-Bibliotheek, 1953 (seconda edizione riveduta e accre-sciuta, 1956), che, in oltre milleseicento nttissime pagine, nu-merano cronológicamente le lettere e ne danno i testi nelle loro lezioni originali — in olandese, in francese o in inglese -, accompagnandoli con la riproduzione di tutti gli schizzi che vi si contengono. Edizione imponente, che si arricchisce di alcune lettere scritte da Theo al fratello e ad altri, nonché da alcuni dei corrispondenti, di una biografía del pittore, di mano della cognata, e di numeróse annotazioni e chiose a cura della stessa o di suo figlio, l'Ing. V. W. van Gogh. Su di essa furono esemplate le altre edizioni (ove i testi sono tutti volti in una sola lingua),' apparse rispettivamente negli Stati Uniti, in Italia e in Francia: The Complete Letters of Vincent van Gogh with Reproductions of all Drawings in the Correspondence, tre volumi, Greenwich (Connecticut), New York Graphic Society, 1958 (1959'), traduzione di C. de Dood; Tutte le lettere di Vincent van Gogh, tre volumi, Milano, Silvana Editoriak d'Arte, 1959, traduzione di Marisa Donvito e Beatrice Casavecchia; Correspondance complete de Vincent van Gogh enrichie de tous les dessins originaux, tre volumi, Parigi, Gallimard-Grasset, 1960, traduzione di M. Beerblock e L. Roelandt, introduzione e note di Georges Charensol. In quest'ultima edizione, piu ricca di sette pezzi inediti, le lettere (che nella olandese e nelle altre due appaiono per lo piu raggruppate a seconda dei loro de-stinatari) sono state riunite in un'unica successione crono-lógica, non, del resto, agevolmente determinabile, poiché ordinariamente le lettere non recano indicazioni di date. Cosi come risultano in tali edizioni (e specificamente in quella francese), le lettere scritte dal pittore, e sin qui perve-nute, superano le ottocento: sarebbero, precisamente, 821. La massima parte e data da quelle indirizzate al fratello Theo, i cui contatti epistolari col pittore subirono una pausa solo durante gli anni parigini del 1886 e del 1887, che Vincent e Theo trascorsero insieme: 668, sei delle quali rivolte insieme a lui e alla moglie, che sara poi l'ordinatrice dell'epistolario; e di esse, 466 scritte in olandese, due in inglese - dall'Aja, nel maggio 1882 -, e 200 in francese: sette da Cuesmcs e Bruxelles dal luglio 1880 al gennaio 1881, e le restanti 193 durante Tintero periodo francese, dal giomo dell'arrivo a Parigi, il 28 febbraio 1886, a quello del colpo di rivoltella a Auvers. E la lettera a cui e stato assegnato il numero 652, poichc undici numeri sono saltati, ma ventuno sono ripetuti (con l'aggiunta, al numero, della sigla a) e sei sono ripetuti una seconda volta (sigla b ). Oltre al corpus di quelle inviate al fratello, l'epistolario comprende, con numerazioni a parte e distinte da sigle, tre altri gruppi di lettere: 58 in olandese^ad Anthon van Rap-pard (RI - R58); 22 in francese a Emile Bernard (B 1 -B21, nonché B19a) e 22 alla sorella Wilhelmina (W 1 -W 23, ma la W 10 non e di mano del pittore; sei delle quali in olandese e 16 in francese); nonché, frammiste a queUe a Theo, e quindi con la loro stessa numerazione e aggiunta di sigle, cinquantuno altre î dodici alla madre; sei a Gauguin e ahrettante alla famiglia Van Stockum-Haanebeek ; quattro al padre e alla madre insieme, e altre quattro ai coniugi Ginoux; tre a John Russell; due ciascuno alio zio Cornells, alla cognata Johanna, moglie di Theo, a A. H. Koning e ai Fumée padre e figlio; una ciascuno, infine, a Paul Signac, E.G. Boch, J.J. Isaacson, Anton Kerssemakers, H.M. Levens, Octave Maus, Albert Aurier e al pastore Jones. Poiché le lettere rispecchiano, con una lucidita senza precedent! e attraverso un'analisi portata sin oltre i confini proustia-ni, l'animo e il pensiero di chi le scriveva, e poiché durante l'ultimo suo decennio quella della pittura fu l'unica, accanita, maniaca idea di Van Gogh, e naturale che le considerazioni Passi dell'epistolario di Van Gogh {Seguilo delle le«erc da p. 14 del primo volume) 504. - Arles, luglio 1888. Devo prevenirti che tutti troveranno che io lavoro trop-po in fretta. Non ci credere affatto. Non é forse remozione, la sincerita del sentimento della natura che d guida? E se queste emozioni sono talvolta cosí forti che si lavora senza accorgersi che si lavora, guando a volte le pennellate vengono con un seguito e dei rapporti fra loro come le parole in un discorso o in una lettera, bisogna allora ricordarsi che non é sempre stato cosi e che nell'avvenire ci saranno pure, purtroppo, giorni grevi, senza ispirazione. Bisogna perció irattere il ferro mentre e caldo e mettere da parte le sharre fucinate. 5//.-Arles, luglio 1888. L'arte giapponese é qualcosa come i primitivi, come i greci, come i nostri vecchi olandesi, Rembrandt, Potter, Hals, Vermeer, Ostade, Ruysdaél e infiniti altri. B12. - Arles, luglio 1888. Al pittore Émile Bernard. Conosci un pittore di nome Vermeer, il quale, per esempio, ha dipinto una iDcllissima dama olandese incinta [Donna in blu, del Rijksmuseum]? La tavolozza di questo stra-no pittore é: blu, giallo limone, grigio perla, nero, bianco. Certo, nei suoi rari quadri vi sono, a rigore, tutte le ric-chezze di una tavolozza completa; ma la disposizione giallo limone, azzurro pallido, grigio peria é in lui caratteristica come lo sono per Velázquez il nero, il bianco, il grigio, il rosa. Rembrandt e gli olandesi non avevano alcuna immagi-nazione o fantasia, ma un gusto enorme e la scienza della composizione. Rembrandt ha dipinto degli angeli. Fa un ritratto di sé [5an Malteo e l'angelo, del Louvre], vecchio, sdentato, grin-zoso, il capo coperto da un berretto di cotonc, quadro secondo natura, in uno specchio. Sogna, sogna, e il suo pen-nello ricomincia il suo ritratto, ma di testa, e l'espressione ne diventa piü straziata e piü straziante. Sogna, sogna an- cora, e perche e come non so, ma alio stesso modo che So-crate e Maometto avevano un genio familiare, Rembrandt, dietro quel vecchio che ha una rassomiglianza con lui, di-pinge un angelo soprannaturale dal sorriso alia Vinci. Ti ho indicato un pittore che sogna e che dipinge di fantasia, e incominciavo con il sostenere che la caratteristica degli olandesi é che non inventano nulla, che non hanno né immaginazione né fantasia. Sono illogico? No. Rembrandt non ha inventato niente, e quell'angelo e quel Cristo misterioso, é che lui li conosceva, li sentiva lá. Delacroix dipinge un Cristo con l'inatteso di una nota limone chiaro: e quella nota colorata e luminosa é nel quadro ció che é la misteriositá ineffabile e il fascino di una Stella in un angolo di firmamento; Rembrandt lavora con i valori alio stesso modo che Delacroix con i colori. Ora, corre una grande distanza fra il procedimento di Delacroix e Rembrandt e quello di tutto il resto della pit-tura religiosa. 520. - Aries, agosto 1888. Trovo che ció che ho appreso a Parigi se ne va, e ch'io ritorno alie idee che mi erano venute in campagna, prima di conoscere gli impressionisti. Non mi stupirei se fra poco gli impressionisti trovassero a ridire sul mío modo di lavorare che, piü che dalle loro idee, é stato fecondato da quelle di Dclacroix. Infatti, anziehe cercar di rendere con esattezza ció che ho sotto gli occhi, mí servo del colore nel modo piü arbitrario, per esprimermi con maggior forza. Ma lasciamo tutto questo da parte, in quanto a teoria; e ti daró un esempio di ció che intendő dire. Vorrei fare il ritratto di un amico artista, che sogna so-gni grandiosi, che lavora come l'usignolo canta, perché cosí é la sua natura. É biondo; e io vorrei mettere nel quadro l'ammirazione, raíTetto che sentó per lui. Lo dipingeró dunque tale e quale, il piü fedelmente possibile, per incominciare. Ma cosí il quadro non é finito: per finirlo dovró diventare, adesso, un colorista arbitrario. Esagero il biondo della capigliatura, e arrivo ai toni arancione, ai cromi, al limone pallido. Dietro la testa, anziché dipingere il muro banale del misero appartamento, dipingo l'infinito, faccio uno sfondo 125

Termékadatok

Cím: L'opera pittorica completa di Van Gogh e i suoi nessi grafici 1-2. [antikvár]
Szerző: Paolo Lecaldano
Kiadó: Rizzoli Editore
Kötés: Varrott keménykötés
Méret: 240 mm x 320 mm
Paolo Lecaldano művei
Bolti készlet  
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