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L'opera pittorica di Edouard Manet [antikvár]

L'opera pittorica di Edouard Manet [antikvár]

 
Il passato, ispirazione del futuro " non mi dispiacerebbe di poter leggere finalmente, mentre sono ancora vivo, il meraviglioso articolo che mi dedicherete non appena sarô morto". Queste poche righe, che il pittore inviô al critico Albert Wolff quando ormai la sua attivita di artista volgeva alla fine, potrebbero essere una sorta di emblema, per Manet. Ma il suo non fu un destino isolato : nel clima di conformismo tradizionale del Secondo Impero, nella ribollente Parigi in bilico tra due epoche, l'incompren-sione e l'awersione ufficiale...
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Il passato, ispirazione del futuro " non mi dispiacerebbe di poter leggere finalmente, mentre sono ancora vivo, il meraviglioso articolo che mi dedicherete non appena sarô morto". Queste poche righe, che il pittore inviô al critico Albert Wolff quando ormai la sua attivita di artista volgeva alla fine, potrebbero essere una sorta di emblema, per Manet. Ma il suo non fu un destino isolato : nel clima di conformismo tradizionale del Secondo Impero, nella ribollente Parigi in bilico tra due epoche, l'incompren-sione e l'awersione ufficiale furono lo scoglio contro cui dovettero cozzare tutti, o quasi, i piu grandi pit-tori del momento. A lui, a Edouard Manet, toccó, se mai, il privilegio délia prima esperienza. Perché fu lui che, per primo, rompendo schemi ormai frusti, provoco la tempesta che doveva aprire la strada dell'Im-pressionismo e délia pittura moderna in genere. Si trattô di premeditazione, o semplicemente di un fatto istintivo? E difficile immaginare il mite Manet, piccolo borghese dai modi eleganti, coltivatore, se mai, di borghesi sregolatezze, nei panni di un ben truccato dinamitardo. Se premeditazione vi fu, noi dovremmo immaginare Manet come una specie di dottor Jekill, il quale alla luce del giorno peregrinava in tutta umil-ta, e magari con finta ammirazione, nelle sale dei mu-sei parigini e stranieri, a studiarsi i capolavori dei maestri del passato; e che nel chiuso del proprio atelier si divertiva a rifare, modificando sino al ridicolo, ció che aveva appena finito di vedere. Un'immagine non priva di fascino, dobbiamo ammettere, e che saremmo tentati di accettare. Ma se ci soffermiamo davanti al Déjeuner sur l'herbe spogli di spirito d'avventura, o anche solo sforzandoci di imbrigliare le sollecitazioni della fantasia, capiremo senza molta difficolta che l'a-more di Edouard Manet per i classici fu un amore effettivo; e che quanto da Giorgione o da Tiziano, da Velázquez o da Goya aveva assimilate, continua-va a soprawivere in lui, pur in quel meraviglioso contrasto di vecchio e di nuovo, che costitui I'appiglio dei suoi denigratori. C'e, nel Déjeuner, l'aria attonita e il silenzio di una pittura antica di secoH; e insieme I'av-vertimento che qualcosa, di quei secoli, é finito; e che un mondo piü inquieto, piü insoddisfatto e nervoso, giá si muove alia ricerca di altre conquiste: che non sono soltanto conquiste d'arte, ma anche di vita quo-tidiana (il treno, la carrozza senza cavalli); e che l'iso-lamento non é piii possibile, bisogna vivere in mezzo alia gente, muoversi, cominciare a correre per tenere il passo con il progresso: mentre su tutto vaga un leg-gero sorriso di scetticismo, o di ironico distacco, che non si riferisce esclusivamente al mondo che muore, ma che anticipa un atteggiamento futuro. Manet studiava e amava i maestri del passato, ma il suo linguaggio non poteva che essere il linguaggio moderno. Lo stesso accadrebbe a uno scrittore della sua forza, se si mettesse a riscrivere oggi 7 promessi sposi: probabilmente il buono e ingenuo Renzo, un po' tonto nella sua bontá e ingenuitá, si trasformerebbe in un ragazzone sfiduciato di tutto; e la serafica Lucia, un po' irritante nel suo immacolato candore, acquiste-rebbe tonalitá piü scabrose e piü autentiche. Ma che sorte toccherebbe a uno scrittore che osasse tanto? La sorte di Manet: il quale, le rare volte che vide i suoi quadri accettati al Salon, fu anche costretto ad ascol-tare le allegre risate e i feroci commenti del pubblico; e soprattutto, a subiré la lapidazione da parte della critica militante. Davanti alVOlympia — riferisce un giornalista del tempo — la folla faceva ressa come nella camera della Morgue; e cioé con la stessa curiositá malsana con cui si va ad osservare un cadavere. Pare-va inammissibile che Venere mostrasse sembianze da cameriera: il viso di una ragazza qualunque, una delle tante che s'incontrano per strada o al caffé. Persino quella macchietta scura, sulla destra, in cui si adombra la figura (e direi, piü che la figura, l'essenza) del gatto, non finiva piü di irritare. Era l'idea stessa della bellezza che veniva sovvertita. Eppure il pittore tentó, onesta-mente, di spiegare al popolo i propri modesti, e nien-taffatto rivoluzionari intendimenti: "É la sinceritá"

Termékadatok

Cím: L'opera pittorica di Edouard Manet [antikvár]
Kiadó: Rizzoli Editore
Kötés: Varrott keménykötés
Méret: 240 mm x 320 mm
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