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Charles Avery - Michelangelo e il Cinquecento [antikvár]

Michelangelo e il Cinquecento [antikvár]

Charles Avery

 
La personalitá di Michelangelo dominó la scultura del Cinquecento: la sua influenza fu mag-giore di quella esercitata da Donatello sul Quattrocento, eppure egli produsse un minor numero di opere finite e lasciö un piu ristretto gruppo di allievi. Nel Quattrocento Firenze era stata la roccaforte della scultura del Rinascimento e, ancora nella prima meta del Cinquecento, malgrado Roma fosse il centro artístico riconosciuto di tutto il mondo, per íl munífico, ílluminato mece-natísmo di Papa Gíulio II, le opere che Michelangelo scolpi a...
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La personalitá di Michelangelo dominó la scultura del Cinquecento: la sua influenza fu mag-giore di quella esercitata da Donatello sul Quattrocento, eppure egli produsse un minor numero di opere finite e lasciö un piu ristretto gruppo di allievi. Nel Quattrocento Firenze era stata la roccaforte della scultura del Rinascimento e, ancora nella prima meta del Cinquecento, malgrado Roma fosse il centro artístico riconosciuto di tutto il mondo, per íl munífico, ílluminato mece-natísmo di Papa Gíulio II, le opere che Michelangelo scolpi a Firenze mantennero e íncoraggía-rono, ín questa citta, la tradízione e l'amore per la scultura. A Roma, dove sí stabil! nel 1534, eglí era stato difatti dístolto dalla sua arte preferita, dovendosi dedicare prima alla píttura e poí ad opere di carattere architettonico. Non ríusd, per questa ragíone, che a scolpire relativamente poco, anche se la sua presenza a Roma sembró oscurare parecchi artístí mínori, meno quei pochí fortunatí cui eglí aveva preso ad interessarsi, come, per esempio, l'Ammannati. La scultura continuo ínvece a fioríre a Firenze, sotto íl rínnovato patrocinio dei Medici, per opera di molti valenti artisti. Dopo la prima meta del Cinquecento, con l'arrivo del Giambologna, Firenze si trovo ad essere ancora il centro della scultura europea e tale rimase fino al Seicento, che vide l'affer-mazione dell'arte del Giambologna e il diffondersi del suo stile tramite le sue statuette in bronzo e per mezzo dei viaggi dei suoi allievi. Neppure' il nuovo stile barocco, che fieri a Roma con il Bernini nel primo Seicento, poté insinuarsi nella forte tradizione fiorentina almeno fino al 1650. Nello stesso periodo si stavano affermando, come centri di scultura, anche Venezia e la sua citta dipendente di terraferma, Padova. Tuttavia, quando a Roma e a Firenze la scultura aveva gia raggiunto le mete piu alte della perfezione, la scultura in marmo degli artisti che lavoravano a Venezia non aveva fatto molti progressi e non ripeteva che le forme classicheggianti piuttosto inespressive e impersonali, nelle figure e nella composizione, prodotte quasi in serie dai Lombardo e dagli artisti minori che ne erano seguaci. Migliore era invece la produzione di statuette in bronzo del Riccio e di alcuni altri scultori, in particolare a Padova. Questo genere di scultura in scala minore superava, per le sue qualita espressive, drammatiche e poetiche, la scultura contemporánea in marmo. Ma per Venezia si stava aprendo un periodo nuovo con l'arrivo di Jacopo Sansovino, che vi cercó rifugio dopo il Sacco di Roma, nel 1527. Allievo in Toscana di Andrea Sansovino, il suo stile era piu classico e piu sereno di quello di Michelangelo, e I'artista seppe inserirsi nella tradizione veneziana con successo e senza troppa fatica, restando a sua volta influenzato dalla scultura in bronzo degli artisti del Settentrione e diventando cosi il naturale successore del Riccio. L'altra personalitá importante fu Alessandro Vittoria che, lavorarido con lui piu tardi, seppe comunicare al suo stile classicheggiante un po' di quel respiro, di quella ricerca di inovimento, di quello studio deU'anatomia che egli aveva assorbito, a suo tempo, da Michelangelo. Nell'orbita di questi due artisti citati ve n'erano altri di Interesse solo locale. Altrov^ scultori di passaggio lavorarono per breve tempo, emergendo con qualche opera abbastanza significativa dall'oscurita di un mondo provinciale: Leone Leoni in Romagna e a Milano, Begarelli a Modena, Giovanni da Nola e Girolamo di Santacroce a Napoli. Ma era inevitabile la centralizzazione dell'arte verso Firenze, Roma e Venezia. Michelangelo rimase per settant'anni la figura chiave della scultura italiana, dal 1490 al 1564, anno della sua morte. Eppure egli fu altivo solo per quarant'anni; la sua partenza da Firenze segna virtualmente la fine della sua carriera di scultore. Le opere che egli vi lasció, moite delle quali incompiute, esercitarono peró un continuo fascino sui contemporanei e sugli artisti della generazione seguéntc. Alcuni, come Jacopo Sansovino, reagirono particolarmente

Termékadatok

Cím: Michelangelo e il Cinquecento [antikvár]
Szerző: Charles Avery
Kiadó: Fratelli Fabbri Editori
Kötés: Varrott keménykötés
Méret: 250 mm x 320 mm
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