Bővebb ismertető
Introduzione
Raffaella Ausencia, Grazia Biscontini Ugolini
La collezione di maioliche del Castello Sforzesco di Milano era per Federico Zeri - ci piace ricordarlo - "la piü grande raccolta di maioliche italiane al mondo'". E infatti formata da piü di quattro-mila pezzi, molti dei quali di altissima qualitá fórmale e di grande interesse storico artístico. Questa, milanese, é quindi certamente tra le maggiori collezioni ceramiche di pubblica fruizione seppure - bisogna riconoscerlo - tra le meno note. II lavoro di catalogazione, che inauguriamo con questo volume, vuole appunto daré maggiore visibilitá ai pezzi che la compongono pubblicandoli. Chiamando ad affiancarci nel lavoro di cúratela Carmen Ravanelli Guidotti e a redarre le schede scientifíche i maggiori studiosi specialisti dei diversi centri di produzione, cre-diamo di farlo nel miglior modo possibile. A loro é stata affidata quindi l'analisi storico-formale dei pezzi e nostra é stata la volontá di rispettare totalmente la pluralitá delle voci mantenendo anche le leggere differenze lessicali nella denominazione delle forme o di certe tipologie decorative, espressione delle diverse tradizioni sto-rico-critiche locali e di formazione dei diversi autori. L'occasione editoriale ci ha anche spronato a ricostruire la storia della raccolta che ha rivelato spunti di grandissimo interesse.
II piü antico documento nnora rintracciato che abbia per oggetto maioliche delle Civiche Raccolte del Castello Sforzesco di Milano é un elenco di "Antichitá" compilato nel 1817 dove, accanto a og-getti archeologici, fossili, avori e smalti rinascimentali, al n. 1013 vi sono "30 pezzi di majolica di Faenza figurata" valutati 240 lirel Si trattava del Museo Bossi: la collezione formata da Giuseppe Bossi che, dopo la sua morte awenuta a soli trentotto anni nel 1815, gli eredi vendevano a nuclei3.
II grande pittore milanese, assoluto protagonista del panorama artístico neoclassico cittadino, uomo di grande statura intellettua-le, aveva infatti formato con grande passione una raccolta immensa e molto varia, tanto da allestire un vero e proprio museo nella bella casa milanese, aperta a studenti e visitatori". Tra il 1796 e il 1801 aveva studiato a Roma, diventando grande amico di Antonio Canova e di Angelika Kauffmann, e qui aveva dato awio alia sua attivitá collezionistica®.
A Roma, ci dice Giuseppe Mongeri, "mentre studiava, disegnando la 'Disputa' e il 'Giudizio' tesoreggiava le majoliche di maestro
Xanto da Urbino"". Anche se non conosciamo la fonte di questa af-fermazione, e Bossi non ne fa cenno nei suoi diari', possiamo ben credere all'ipotesi della provenienza romana delle maioliche citate sapendo quale accelerazione al mercato antiquario provocarono le travagliate vicende storiche di quegli anni: la Repubblica romana, la fuga di papa Pió VI e di molti aristocratici e, di conseguenza, la comparsa sul mercato di molti pezzi d'arte a buon prezzo8. Gli oggetti d'arte del Bossi verranno acquistati dall'Accademia di Brera nel 1817® per arricchire il "Museo di Antichita" voluto come campionario di modelli. Tre anni dopo ne verra compilato un inventario: nella librería della "Scuola d'ornato" in un armadio sono elencati "(n. 1013) TVenta pezzi di Majolica figurata dell'antica fab-brica Lauretana/ L.250'"s.
Si trattava di assoluti capolavori della maiolica italiana sfornati dalle piü importanti botteghe non faentine (come si diceva nel primo elenco), ma urbinati, del primo Cinquecento, opera dei piü raf-
1. "Vasca trilobata di Urbiiw. Opera di Fraile. Fontana", tavola in eliopatia da II Castello di Milano e i suoi Musei d'Arte, Milano 1902.