Bővebb ismertető
PREMESSA
/ dizionari dei sinonimi sono normalmente usati dai loro utenti come prontuari di camodo per evitare, in composizioni della piü varia natura, le ripetizioni: come manuali, per cosí dire, di pronto soccorso lessicale. In alcuni di quelli che circolano sul mercato. ormai non piú cosí rari, e qualcuno decisamente buono, tale utilizzazione é anzi espressamente auspicata dagli stessi compilatori.
Quello che qui si presenta, pur nella consapevolezza che un tale modo di utilizzazione é inevitabile e giustificato, nutre un 'altra ambizione, aspira ad essere anche un modesto, in quanto nettamente delimitato, strumenío di educazione lingüistica, non alternativo, si capisce, ma complementare a un buon dizionario genérale. L'educazione lingüistica dovrebbe tra l'altro abituare a sforzarsi di di-re "pane al pane e vino al vino", evitando sia l'approssimazione per difetto, la monocorde povertá di vocabolario, sia l'approssimazione per eccesso, ossia il vacuo verbalismo. Entrambe le approssimazioni conseguono a una anteriore, piü radicóle e piú tragica povertá di tipo, in senso lato, culturóle e differiscono tra loro solo in questo, che l'approssimazione per difetto confessa immediatamente la propria povertá, mentre l'approssimazione per eccesso cerca, a volte patéticamente, di mascherarla.
Forse a noi suona oggi un po' troppo "idealisticamente" ottimistico, e insom-ma non piú del tutto vero, l'antico precetto "rem tene, verba sequentur"; sia perché non ci pare piú cosí automatica la coincidenza di intuizione ed espressio-ne (e da tempo sappiamo che i nómi, i vocabili, non sono una conseguenza delle cose), sia perché pensiamo che a parlare, e a scrivere, si possa imparare, miglio-rando, certo non illimitatamente, la propria competenza. E tuttavia. proprio come Cotone, l'educazione lingüistica correttamente impostata, anche occupando-si in modo statutariamente prioritario di parole, sa che la precedenzo é delle cose, non delle parole, le quali peraltro, in quanto segni linguistici, implicano di necessitá, anche se mediatamente, le cose.
Dal che potrebbe derivare, per esempio, che la ripetizione cosí ossessivamente deprecata da certa didottica lingüistica e schifiltosamente evitata dagli utenti piú acritici dei dizionari di sinonimi, in certe condizioni é inevitabile e, verrebbe vo-glia di dire, doverosa nei cohfronti della proprietá e della correttezza dell'enun-ciato. Evitare la ripetizione é operazione delicoto, anzi, rispetto ai risultati della comunicazione, perfino rischiosa. É un'operazione che presuppone una cono-scenza sufficientemente approfondita non solo degli aspetti referenziali del si-gnificato, ma anche di quelli sociolinguistici e tecnici, di quelli stilistici, di quelli affettivi. É solo questa conoscenza, per stare a esempi banali e ben noti, che permette di riconoscere che micio e gatto non sono sinonimi se non in senso re-ferenziale, rispetto cioé all'obiettiva neutralitá deW'oggetto" designato, in quanto il tasso di affettivitá che caratterizzo il primo termine lo rende, per certi aspetti, eterogeneo al secondo. Alio stesso modo, coriza e raffreddore non sono a pieno titolo sinonimi, poiché la tecnicitá del primo ne circoscrive e riduce al-quanto, rispetto al secondo, il valore d'impiego. Si sa. infatti, che quanto piú una parola é técnica, tanto piú il suo significato é preciso e circoscritto e tanto meno es teso il suo ventaglio applicativo. Ancora: armo, voce di trodizione poética, non potrebbe stare stilisticamente sullo stesso piano di solitario, isolato, o deserto, abbandonato, che piú che suoi sinonimi si potrebbero considerare, forzando un po' i termini della questione afini espositivi. sue traduzioni a livello di lingua comune. E si potrebbe continuare, osservando come la connotazione re-