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Ori e Tesori d'Europa [antikvár]

Ori e Tesori d'Europa [antikvár]

 
Dopo la m os tra dedícala ai Longohardi intesa a recuperare la storia e la civilta del misterioso pópala '"dalle lunghe barbe", la presente manifeslazione offre roppartunita di ripercorrere - attraverso gli ari, gli argenti e ipreziosi tesori ecclesiastici ~ mille anni della complessa e variegata storia del Friuli- Venezia Giulia. Segna esterna di un modo di vivere e di concepire i rapporli sociali, e tangibile manifestazione della profonda spiritualiia delle popolazioni che in questa regioné di confine da sempre convivana, gioielli...
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Dopo la m os tra dedícala ai Longohardi intesa a recuperare la storia e la civilta del misterioso pópala '"dalle lunghe barbe", la presente manifeslazione offre roppartunita di ripercorrere - attraverso gli ari, gli argenti e ipreziosi tesori ecclesiastici ~ mille anni della complessa e variegata storia del Friuli- Venezia Giulia. Segna esterna di un modo di vivere e di concepire i rapporli sociali, e tangibile manifestazione della profonda spiritualiia delle popolazioni che in questa regioné di confine da sempre convivana, gioielli profani -popalari o borghesi - e sacre suppellettili ci par lana a un tempo di religione, di arte, di storia, di tradizioni, di cultura in genere,ponendosi come immagine suadente e accattivante della terra che lipossiede. Risultata di un lungo e appassionato lavara di ricerca di un nutríta gruppá di specialisti in materia, cui va il mérito di aver indagato con sistemática attenzione ~ e catalogato con scientifica seríela -Vimponentepatrimonio d'arte che ancora canservana chiese, case, palazzi e museí, la mostra "Orí e Tesori d'Europa", ospitata nella splendida Villa Manin di Passariana, fastosa dimora dell'ultimo Doge di Venezia e da piu di vent'anni ormai di propriété regionale, costituisce un'ulteriore dimastrazione della volonta delVAmministrazione regionale di valorizzare le tante bellezze artistiche del Fríuli-Venezía Giulia. La Mostra "Ori e Tesori d'Eurapa" si colloca tra le piu prestigióse realizzazíaní delVAmministrazione regionale di questi ultimi anni, emblemática anzi per la comprensione del rapporta che si e intesa instaurare tra cultura e popolazione. Due anni epiii di intensa preparazione, per la ricogniziane del grande patrimonio d'oreficeria che chiese, case e palazzi ancora conservano, per la sua catalogaziane alia luce delle piu moderne e corrette metodologie, per la scelta infine di quanta piu degnamente - e can maggiore incisivita -patesse rappresentare mille anni di oreficeria nel Friuli-Venezia Giulia. Un convegno internazionale di studi di grande rilevanza scientifica -tenutasi nel Castello di Udine nel dicembre 1991, con piu di quaranta relatori friulani e giuliani, veneti e toscani, emiliani e laziali ma anche tedeschi e croati - di cui in questi giorni escona gli '^Atti" ( un imponente volume di piu di seicento pagine e navecento illustraziani); una ricerca sul territorio mai prima effettuata con tale meticolosita; il coinvolgimento di tanti operatori competenti facenii capo aile diverse istituzioni cultura li della Regione; la distribuzione agli studenti delle scuole medie e superiori del Friuli- Venezia Giulia ed ai lora insegnanti di un quaderno didattico propedéutica alla Mostra (sessantapagine riccamente illustrate per settantamila copie, per un primo approccio alla conoscenza della storia delVoreficeria esistente in Regione), costituiscono lepremesse essenziali deWattuale esposizione che, come quella indimenticata dei Longobardi del 1990 e come quelle che si annuncianaper il 1993 ("'''Palmanova fortezza d'Europa", nel quarto centenaria della fandaziane) eper il 1994 ("'Gli ori degli Avari") nonpuo dunque dirsi episodio occasionale ma frutta di una intelligente pragrammazione. La Mostra, ne siamo certi, costituira una piacevole sorpresa per i visitatari, siano essi gli abitanti della regione e di altreparti d'Italia ed'Europa, oppure igraditi aspitidelle nastre localita turistiche marine e montane. Restera comunque, alla fine, la soddisfazione di aver recuperato un patrimonio di cultura in massimaparte sconosciuto, di averia restaurata, fotografato, catalogato, di averio restituito aU'amare dei suai legittimi "'proprietari", di averio riconsegnata alia storia. Vinicio Turello Presidente della Regione Autonoma Friuli. Venezia Giulia Silvano Antonini-Canterin Assessore regionale aU'Istruzione, alla Cultura e alla Formaziane Professionale dei Friuli-Venezia Giulia Introduzione Ammirata piu per la preziosita della materia e i virtuosismi della técnica che per veri raggiungi-menti artistici, I'oreficeria e stata nei secoli rele-gata nel novero delle arti minori e di conseguen-za scarsamente considerata, nonostante I'altiso-nante nome e la conclamata fama di alcuni dei suoi cultori. E certo che la sua destinazione ad ambienti esclusivi, come nel caso della grande gioielleria o degli oggetti di arredo nobiliare, e ai luoghi di culto in funzione dei riti religiosi e cerimonie li-turgiche, come nel caso della suppellettile sacra, le dimensioni piccole - o comunque modeste -dei manufatti, e non ultimo il disinteresse della letteratura artistica hanno finito - com'e accadu-to per la miniatura - per condizionarne pesantemente il giudizio di mérito. Non e senza significato, ad esempio, che la prima organica guida di Udine, quella che a opera del conte Fabio di Maniago (che gia nel 1819 aveva pubblicato la Storia delle belle arti friula-ne) vide la luce nel 1839, rifletta gia nel titolo: Guida d'Udine in do che risguarda le tre belle arti sorelle, che sono - naturalmente - architet-tura, scultura e pittura, la concezione del tempo. Concezione del resto che, derivata puntualmente dal Vasari (che non fu certo prodigo di notizie riguardo agli orafi, agli argentieri, ai gemmari) continua ad aver crédito anche ai nostri giorni (si vedano i libri di testo di storia dell'arte italiana) nonostante gli studi sempre piu approfonditi che alia materia vengono dedicati e le tante mostré capaci di proporre anche l'oggetto sacro nella sua dimensione artistica. Va detto infatti che soprattutto la valutazione della suppellettile sacra trae grande beneficio dalle esposizioni nelle quali viene presentata non piu - o non tanto -sulla base della funzione alia quale e sólitamente destinata nell'ambito della chiesa, ma quasi esclusivamente come espressione d'arte: se ne considerano la forma, il contenuto, il materiale adoperato e la técnica di lavorazione. La si vede insomma, oltre che materiale del rito (e perianto destinato a variazioni lente nel tempo) e della tradizione, come momento non ultimo del contesto culturale nel quale e per il quale e stata creata. La "scoperta" dell'oreficeria data al momento della fortuna delle cosiddette arti minori, allor-ché cessa il pregiudizio accademico della distin-zione tra arti "pure" e arti "applicate", e della negazione di validitá di un'arte che abbia qualche rapporto con la "pratica". In Friuli ad esempio é fatta oggetto di attenzione, nella seconda metá deirOttocento, in occasione del rilevamen-to della consistenza del locale patrimonio artístico al fine di sottoporlo a opere di salvaguardia e diffonderne la conoscenza presso il grande pub-blico. Si assiste cosi, in pochi anni, ad alcune conside-revoli "operazioni" cultural! quali sono l'inven-tario del Cavalcaselle (per la parte italiana del territorio), l'indagine della Central-Commission zur Erforschung und Erhaltung der Baudenkmale (per la parte sottoposta a governo austríaco) e l'Esposizione Provinciale di Udine del 1883. Per quanto attiene al Cavalcaselle, é noto che -SU commissione della Deputazione Provinciale di Udine, che con circolare n. 2567 del 1872 aveva chiesto collaborazione ai sindaci e ai parroci dell'intera provincia (allora comprendente l'U-dinese e il Pordenonese) — lo studioso venne in-vitato a compilare l'inventario delle opere d'arte del Friuli: 846 "pezzi", tra architetture, sculture, pitture, oreficerie, miniature, paramenti ecc. capaci di rappresentare il volto artístico del Friuli. Inventario che sarebbe rimasto manoscritto per quasi un secolo prima di essere dato alle stampe nel 1973 insieme con un inédito scritto dello studioso veneto (G.B. Cavalcaselle, La pittura friu-lana del Rinascimento, a cura di G. Bergamini, Vicenza 1973). All'impresa aveva attivamente collaborate l'udinese G. Valentinis, a sua volta autore, qualche anno dopo, di un inventario anche fotográfico [Opere d'arte in Friuli, Udine 1894) nel quale ben 72 delle 256 opere schedate sono proprio oreficerie, tanto che lo si puó considerare come la prima antología per immagini della materia (le foto originali dovute all'udinese Giuseppe Malignani e soprattutto ad Antonio Sorgato, veneziano con studio a Udine, si con-servano nella fototeca dei Civici Musei di Udine). II criterio di selezione privilegia, ovviamen-te, l'importanza storica e la qualitá artistica, ma viene ricordata anche suppellettile di modesta fattura (una lampada in ottone nel duomo di Spilimbergo, ad esempio, oppure turiboli in ottone o in lega — a Prato Cárnico ed Enemonzo). Nella seconda metá dell'Ottocento, a partiré dal 1858, sulle riviste austriache della Commissione Centrale "Mittheilungen" e "Jahrbuch" usciro-

Termékadatok

Cím: Ori e Tesori d'Europa [antikvár]
Kiadó: Electa
Kötés: Varrott papírkötés
ISBN: 8843540777
Méret: 250 mm x 280 mm
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