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LUCIANO BERTI
Paolo Uccello
Pratovecchio in Casentino si gloria della nascita di Paolo Uccello, avvenuta nel 1397, da Dono di Paolo che esercitava contemporáneamente le due professioni di chirurgo e di barbiere (come allora si usava), e da Antonia di Giovanni del Bec-cuto; ma molto piu probabilmente l'artista nacque in Firenze, di cui il padre era divenuto cittadino fin dal 1373. Nel 1407 egli si trova tra i giovani garzoni che aiutano il Ghiberti nella rifinitura della sua prima porta per il Battistero fioren-tino; e forse — e stato recentemente sup pos to — avendo at teso particolarmente ai volatili e agli animali che com pa-iono nel fregio dell'incorniciatura,' ne trasse il sopranno-me di Paolo degli Uccelli o Uccello, con cui si firma egli stesso gia nell'affresco deWAcuto (1436). Nel 14Iß Paolo s'immatricola nell'Arte dei Medici e Speziali; e nel 1424 entrera nella Compagnia di San Luca, che era propriamente I'associazione dei pittori. Incerta perd e la formazione del-I'artista: il Vasari lo dice discepolo di Antonio Veneziano, ma poiché questo era morto prima della fine del trecento, pub esserlo stato di Gherardo Stamina.
Nel 1425 Paolo, dopo aver prudentemente fatto testamento il 5 agosto, si reca a Venezia, dove e richiesto per lavori di mosaico nel San Marco: qui esegue una figura di San Pietro sulla facciata della Basilica, andata perduta ma ricostruibile perché raffigurata in un dipinto di Gentile Bellini con la veduta di piazza San Marco. Perció l'artista risulta assente alla dichiarazione dei beni per il primo Catasto florentino (una specie di dichiarazione Vanoni odierna) istituito nel 1427, e qualcuno dei familiari dice di lui: « Andossi con Dio piu di due anni fa ed e a Vinegia ». Ne deve essere tornato nel 1430, perché e presente per il Catasto del 1431. L'anno se-guente chiede di partecipare ai lavori del Duomo florentino, e gli Operai di questo domandano informazioni appunto a Venezia sulle sue capacita. Non sappiamo se e cosa gli fosse intanto commissionato per allora; ma nel 1436 gli e ordina-ta dagli stessi Operai un'opera di grande importanza da ese-guirsi nella novata sinistra: il gigantesco monumento-eque-stre, in affresco, all'Acuto, cioé al condottiero inglese John Hawkwood che aveva ben capitanato le truppé florentine nel
secolo precedente. L'artista lo esegue in tre mesi, dal giugno aW agosto, compresa una correzione impost agli a meta lavoro. Sempre per lo stessa Opera del Duomo, Paolo lavora dal 1443 al 1445, fornendo i cartoni per le vetrate di tre occhi della cu-pola (la Nativita e la Resurrezione, tuttora esistenti; nonché una Annunciazione, invece perduta) e dipingendo nella retro facciata la « sfera dell'ore », cioé l'orologio, con quattro teste di Pro-feti agli angoli. La mostra dell'orologio, poi alterata e modi-ficata, viene recuperata proprio in questo momento da un restauro in corso.
Nel 1445, chiamato da Donatello, Paolo si reca a Padova, dove affresca delle scomparse colossali figure di personaggi illustri (detti i GigantU in Casa Vitaliani, un'opera che dovette col-pire il giovane Mantegna. Si hanno ancora tracce biográfiche dell'artista nelle pórtate al Catasto del 1442, 1446 e 1457: nel 1452 egli sposa Tommasa Malifici, e ne ha I'anno seguen-te un figlio, Donato, e nel 1456 una figlia, Antonia, che sara pit trice come il padre e si far a monaca. Nel 1465, infine, Paolo entra in relazione con la Confraternita del Corpus Domini di Urbino, per cui ci resta eseguita la deliziosa predella con i Miracoli deU'Ostia; l'artista e a lavorare ad Urbino col figlio giovanetto nel 1467-1469. Gli ultimi documenti sono: la portata al Catasto del 1469 dove il pittore, ad oltre settant'anni, dichiara: « truovomi vecchio e sanza usamento e no mi posso e ser citare e la dona [/ö moglie] in ferma », e il testamento, I'll novembre 1475. Muore un mese dopo, H
10 dicembre 1475, ed e sepolto nella tomba paterna in Santo Spirito. ,
11 ritratto di Paolo compare in una tavola al Louvre con t Cinque fondatori dell'arte rinascimentale, attribuita a Paolo stesso; mentre il Vasari ci descrive con vivacita la passione delVartista per ogni sorta di animali che, non potendo ac-quistare, dipingeva in casa sua, e la sua mania prospettica, per cui, vegliando le notti a tracciar complicatissimi dise gm dt poliedri, rispondeva alla moglie che lo chiamava a dormiré: « O che dolce cosa e questa prospettiva! ». Su questa falsariga il poemetto dedicato a Paolo Uccello da Gtovanm Pascoli, ci consegna un'immagine suggestiva dell artista