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NOTA
I barocchi amavano gli equivoci. Calderón e altri con lui elevarono 1'equivoco a metafora del mondo. Suppongo li animasse la fiducia che il giorno in cui ci desteremo dal sogno di essere vivi, il nostro equivoco terreno sara finalmente chiarito. Auguro loro di non aver trovato un Equivoco senza appello. Questo, comunque, si vedra.
Anch'io parlo di equivoci, ma non credo di amarh; sono piuttosto portato a reperirli. Malintesi, incertezze, comprensioni tardive, inutili rimpianti, ricordi forse ingan-nevoli, errori sciocchi e irrimediabili: le cose fuori luogo esercitano su di me un'attrazione irresistibile, quasi fosse una vocazione, una sorta di povera stimmate priva di subU-me. Sapere che si tratta di un'attrazione ricambiata non e esattamente una consolazione. Mi potrebbe consolare la convinzione che I'esistenza sia equivoca di per sé e che elargisca equivoci a tutti noi, ma credo che sarebbe un assioma, forse presuntuoso, non molto dissimile dalla metafora barocca.
Dei racconti che qui raccolgo desidero fornire appena pochi dati concernent! la loro apparizione. La storia intitola-