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Storia della citta di Tarquinia
Narra la tradizione ' che la fondazione della citta di Tarquinia fu opera di Tarconte, figlio o párente di Tirreno, esule lidio ed eroe eponimo del popolo etrusco. Dal suo fondatore appunto la citta prese nome. Tale leggendaria origine trova eco, seppur tarda, in un famoso rilievo da Caere, oggi ai Musei Vaticani, ove, insie-me alia rappresentazione delle altre citta etrusche, compare anche quella di Tarquinia, simbolizzata da Tarconte, che appare come una figura velata, ritto su una base sulla quale si legge inciso « Tarquinienses ». Sempre a Tarquinia la tradizione ^ localizza il mito di Tagete, il fanciullo vecchio che, nato dal soleo dell'ara-tro diede al suo popolo i principi dell'aruspicina, insegnamenti che, raccolti in libri sacri scritti da destra a sinistra, si conservano ancora ai tempi di Lucrezio
Prescindendo tuttavia da queste fantastiche origini, la ricerca archeologica ha dimostrato che Tarquinia acquistó fisionomía di centro costituito a partiré dal IX-VIII sec. a.C., come ampia-mente dimostrano le sue necropoli piu antiche. Certamente indub-bio e poi che essa raggiunse un'indiscussa floridezza solo nel VII-VI sec. a.C., come ce lo confermano oltre alie necropoli, ricchissime, anche le parole di Cicerone che, in ricordo dell'an-tico splendore, secoli piu tardi la definirá « urbem Aetruriae flo-rentissimam » E in questa fase di benessere che compare sulla scena politico-economica di Tarquinia Demarato, uomo che, piu o meno direttamente, esercitera nella vita della citta un influsso decisivo, come pure, sia anche indirettamente, sulle vicende poli-tiche della nascente Roma. Di questi danno ampie notizie gli storici antichi^. Nativo di Corinto, Demarato, dopo anni di inin-terrotto e fruttuoso commercio con l'Etruria, abbandonata per contrast! politici la sua patria, si trasferi e prese dimora a Tarquinia, dove, oltre alie sue immense ricchezze, portó un gran numero di artisti famosi, che dovettero indubbiamente influen-zare non poco l'ambiente artistico-culturale della citta. Su tali avvenimenti concordano alcune fonti Da Demarato, che sposo una donna etrusca, nacquero due figli, di cui il primo, Lucumone o Lucio, abbandonata la citta d'origine, si trasferi a Roma, ove piu tardi conquistó Íl potere. Diviene a questo punto chiaro il nesso e l'origine dei futuri burrascosi contatti tra Roma e Tarquinia, ove appunto, dopo il crollo del suo potere in Roma, si rifugio l'ultimo dei discendenti di Lucio, Tarquinio il Superbo. Come infatti narra Dionigi il giovane tiranno, dopo aver cer-cato riparo altrove, fece ritorno al luogo d'origine della sua fami-glia e qui, accattivandosi con doni il favore dei governanti, riuscí ad ottenere che un'ambasceria di Tarquiniesi si recasse a Roma. Gli eventi tuttavia precipitarono e la contesa, in origine tra il re spodestato e Roma, si trasforrrio in guerra tra Etruschi e Romani Sta di fatto che Tarquinio non torno mai al potere e che in sostanza l'intervento etrusco contro la giovane repubblica, si risolse negativamente. Tutte queste complesse vicende non sem-
brano pero, almeno per ora, avere immediati riflessi sulle vicende economico-politiche di Tarquinia, che sul finiré del VI sec, a.C. appare piu che mai ricca e potente, come lo conferma la splendida esperienza artística etrusco-ionica che essa sta vivendo. Pochi anni piu tardi, invece, e cioe nel corso del V sec. a.C., anche in Tarquinia, come negli altri grandi centri etruschi, incominciano a rivelarsi i sintomi della gravissima crisi economica che scon-volgera la potente nazione etrusca.
I motivi di tale crisi sono noti; la potenza economica e militare greca che mal tollera il predominio etrusco sul Tirreno, il pro-gressivo espansionismo romano, l'infiacchirsi della vitale alleanza cartaginese, l'isolamento, infine, e il progressivo annientamento dei centri etruschi della Campania, sono le cause del gradúale indebolimento economico e quindi militare delle citta-stato etrusche, che, rese tanto piu vulnerabili dalla mancanza di uno stato unitario e consistente, vengono progressivamente attaccate, scon-fitte, distrutte e inglobate nell'orbita della sempre piu temibile Repubblica Romana.
Nella prima meta del IV sec. a.C., infatti, distrutta Veio, la piu méridionale delle citta etrusche, e neutralizzata Caere, Tarquinia viene a trovarsi a dover fronteggiare l'aggressiva potenza romana: la guerra diviene a questo punto inevitabile e dopo numerosi scontri di limitata importanza, nel 358 a.C. la citta entra deci-samente in contrasto con Roma impegnandosi cosí in una lunga, estenuante lotta che si concludera nel 351 a.C. con una tregua di quarant'anni. Nel 311 a.C., pero, alio scadere di questa, la guerra si riaccende per concludersi, tre anni dopo, nel 308, con la definitiva sconfitta di Tarquinia.
Da questo momento cessa nelle fonti storiche il ricordo di Tarquinia, che, annientata come realta política autonoma, viene as-sorbita, come stato federato, nell'orbita della sempre piu temibile Repubblica Romana.
II suo nome, e vero, tornera ancora nelle cronache romane, ma solo casualmente. Cosí, durante la seconda guerra púnica essa e ricordata come luogo di esilio del console Gneo Fulvío in seguito come teatro di un prodigio"; infine per aver fornito telerie per le vele delle navi romane al tempo della spedízione di Scipione I'Africano, contro Cartagine
Nel 181 a.C. l'antico splendore e la potenza di Tarquinia sono solo un ricordo: una colonia romana e'infatti dedotta a Gravi-sca in quel tratto di costa antistante la citta e un tempo suo naturale e vitale sbocco al mare. Da Appiano ancora sappiamo che circa cento anni dopo i Tarquiniesi ottennero, insieme ad altri popoli etruschi, la cittadinanza romana e nel 90 a.C., infine, in Cicerone ^^ troviamo menzione di un Municipium Tarquiniense, che fu iscritto, come confermano numeróse epigrafi nella tribu Stellatina. Durante l'impero la vita della citta continuó senza scosse sino a quando, con l'eta delle invasioni con il dilagare