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Gian Lorenzo Mellini - Raffaello: le Stanze Vaticane [antikvár]

Raffaello: le Stanze Vaticane [antikvár]

Gian Lorenzo Mellini

 
Narra Giorgio Vasari nella seconda edizione delle sue Vite (1568), che « Bramante da Urbino, essendo a' ser-vigi di Giulio II, per un poco di parentela ch'aveva con Raffaelio e per essere di un paese medesimo, gli scrisse che aveva operato col papa, il quale aveva fatto certe stanze, ch'egli potrebbe in quelle mostrare il suo valore. Piacque il partito a Raflaello; perché, lasciate l'opere di Fiorenza si trasferí a Roma, dove giunto Rafíaello trovo che gran parte delle camere di palazzo erano state dipinte e tuttavia si dipingevano da...
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Narra Giorgio Vasari nella seconda edizione delle sue Vite (1568), che « Bramante da Urbino, essendo a' ser-vigi di Giulio II, per un poco di parentela ch'aveva con Raffaelio e per essere di un paese medesimo, gli scrisse che aveva operato col papa, il quale aveva fatto certe stanze, ch'egli potrebbe in quelle mostrare il suo valore. Piacque il partito a Raflaello; perché, lasciate l'opere di Fiorenza si trasferí a Roma, dove giunto Rafíaello trovo che gran parte delle camere di palazzo erano state dipinte e tuttavia si dipingevano da piu maestri, e cosí stavano come si vedeva, che ve n'era una che di Pietro della Francesca vi era una storia finita, e Luca da Cor-tona aveva condotta a buon termine una facciata, e don Pietro della Gatta abate di San Clemente di Arezzo vi aveva cominciato alcune cose; símilmente Bramantino da Milano vi aveva dipinto molte figure, le quali la mag-gior parte erano ritratti di naturale che erano tenuti bellissimi » (a questo artista si attribuiscono tuttora le cornici architettoniche che rilegano, secondo i modi che aveva inaugurato Andrea Mantegna nella Camera degli Sposi a Mantova, gli sfondati della stanza della Segnatura). L'iniziativa della nuova decorazione era del nuovo papa Giulio II « quia non volebat — come ha tramandato Paolo Giovio — videre omni hora figurám Alexan-dri praedecessoris sui, inimici sui, quem marranum et ]udeum appellahat et circumcisum ». « Laonde — prose-gue il Vasari — Raflaello nella sua arrivata, avendo ri-cevuto molte carezze da papa Giulio, cominció nella camera della Segnatura (tra il 1508 e il 1511, data que-st'ultima apposta sulla párete di fronte al Parnaso) una stora (cioé la cosidetta Scuola d'Atene, figg. 5-8), quando i teologi accordano la filosofia e l'astrologia con la teología, dove sono ritratti tutti i savi del mondo che disputano in vari modi. Sonvi in disparte alcuni astro-logi che hanno fatto figure sopra certe tavolette e caratteri in vari modi di geomanzia e d'astrologia Fra co-storo e un Diogene con la sua tazza a giacere in su le scalee, figura molto considérala ed astratta, che per la sua bellezza e lo suo abito cosí a caso e degna d'esser lodata. Símilmente vi e Aristotíle e Platone (fig. 5), l'uno col Tímeo in mano, l'altro con l'Etica, dove intorno gli fa cerchio una grande scuola di filosofi. Né si puo esprimere la bellezza di queglí astrologi e geometrí che dise-gnano con le seste in su le tavole moltissime figure e caratteri. Fra i medesimi nella figura d'un giovane di formosa bellezza, il quale apre le braccia per maravíglia e china la testa, e il ritratto di Federigo II, duca di Mantova, che si trovava allora in Roma; evvi símilmente una figura che chinata a terra con un palo di seste in mano le gira sopra le tavole, la quale dicono essere Bramante ar-chitettore, ed egli non e men desso che se e' fusse vivo, tant'e ben ritratto: e allato a una figura che volta il di dietro ed ha una palla del cielo in mano e il ritratto di Zoroastro (fig. 8), ed allato a esso Raflaello, maestro di questa opera, ritrattosi da se medesimo nello specchio. Questo e una testa giovane e d'aspetto molto modesto, accompagnato da una piacevole e buona grazia con la berretta nera in capo E oltra le minuzie delle conside-razioni, che sono pure assai, vi e il compimento di tutta la storia, che certo e spartito tanto con ordine e misura, che egli mostró veramente un si fatto saggio di sé, che fece conoscere che egli voleva fra coloro che toccavano i pennelli tenere il campo senza contrasto. Adornó ancora questa opera di una prospettiva e di molte figure finite con tanto delicata e dolce 'maniera, che fu cagione che papa Giulio facesse buttare a terra tutte le storie degli altri maestri e vecchi e moderni, e che Rafliaello solo avesse il vanto di tutte le fatiche che in tali opere fussero State fatte sino a quell'ora ». Se si pensa di quali grandi maestri fossero le preesistenze non puö sfuggire l'eccezionalita del fatto. E certo a sba-lordire il pontefice e i dotti della Corte papale non do-vette essere soltanto la novita dell'invenzione pittorica, quanto la scoperta di nuove possibilita di vita, quella gre-cita ideale insomma che era nei voti di tutti, ma che nes-suno aveva ancora visualizzato in forma cosí suggestiva e sconvolgente. D'altra parte sembra ovvio che la frui-zione da parte del committente non fosse unilateralmente rivolta al problema pittorico o artístico, quanto soprattutto attenta ai contenuti, ai concetti, che certo nessuno attinse al parí di Raflaello con sí acuta spiegata e perva-dente lirícítá. Si guardí per esempio íl Parnaso (fig. 1-4): íl tema letterario e vecchissimo e frusto, eppure l'artista ha la capacita di attualizzarlo in forma certo prima inso-spettata, trasformandolo in una specie di party, o meglio, per usare una parola del tempo, in un riposo, in una sorta di neoclassica villeggiatura, costellata delle presenze e fisonomíe vitalissíme, quasi magnetiche, dei personag-gi, immersi nel serenissimo paesaggio in tranquilla compagnia. Ma seguiamo il Vasari. « E sebbene Topera di Giovan Antonio Sodoma da Ver-celli, — egli prosegue — la quale era sopra la storia di Raflaello, si doveva per commissione del papa gettare per terra, voile nondimeno Raflaello servirsi del partimento di quella e delle grottesche (dove questa presenza del Sodoma e riconoscibile anche oggi, secondo mold critici): e dove erano alcuni tondi, che son quattro, fece per ciascuno una figura del significato delle storie di sotto, volte da quella banda dove era la storia ».

Termékadatok

Cím: Raffaello: le Stanze Vaticane [antikvár]
Szerző: Gian Lorenzo Mellini
Kiadó: Sadea/Sansoni Editori
Kötés: Ragasztott papírkötés
Méret: 270 mm x 350 mm
Gian Lorenzo Mellini művei
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