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BRUCIAR LE ALI A WAGNER
La rivoluzione di Wagner, piu che nella materialita delle sue note e del suc taglio drammatico. deve ricercarsi nell'aver egll annullato, davanti ai propri dirilti personali, ogni diritto anonimé della música. Prima di lui non ci fu maestro il quale non si sentisse, un po' sempre, servitore di una comunita piu grande e che, simile a un operaio della Citta di Dio, a un polite della Repubblica di Platone. non aspirasse, o almeno non si rasse-gnasse, a esser confuso un bel giorno dentro queU'elerno organismo; a entrare, come membro d'onore nel corpo immarcesci-bile della Música m maiuscola.
Moite cose dei compositori prewagneriani nascono si da un impulso individualistico. ma poi sono come assorbite da un'e-nergia centrípeta, e allontanandosi dall'originaria matrice sfu-mano i propri lineamenti in quelli di una figura piu universale; ritornano alla música come dalla música erano venute. Non c'e maestro, ad esempio, il quale non sia stato vinto dal fascino di scrivere almeno una fuga, di entrare anche lui in questa specie di categoría o di idea innata dell'arte musicale. Ma Wagner non ne ha mai fatte (nei Maestri Canlori, la «baruffa», il Preludio all'Atto Terzo e l'episodio di David nel primo, aile parole «Was macht igr den da?», sarebbero teóricamente delle fughe sbagliate) e non ne ha mai fatte perché non ha voluto mai fame; non perché, come tuttavia fu detto da un imbecille. egli ne fosse incapace.
«In Wagner la volonta dell'individuo musicale si sovrappone sempre, senza mai deflettere, alia volonta che la música promana da se stessa ab aeterno, e che e la somma di mille volonta piu piccole accumulate in secoli di lavoro. Per Wagner la propria storia personale e ben piu forte e piu importante che non !a storia della música; e il timoré che questa gli possa far di-menticare anche un solo episodio dell'altra lo tiene lontano e appartato, come un uomo che per esser veramente lui si estra-nei dal consorzio dei suoi simili. Assai piu che nella natura delle idee tematiche o dell'armonistica. egli e un ribelle nella maniera di adoperare codesti elementi. Gli altri, anche i piu nuovi e avventurosi, a un certo punto vengono presi nel grande mare che non conosce nomi; e non appena il vento riempia le vele, essi si inchinano lieti e fidenti aile forze naturali che li hanno accolti nel loro dominio. Ma Wagner ignora la gioia della collaborazione, la verita di entrare in un ordine costituito. Egli e il solitario legislatore del mondo da lui stesso creato, e l'orgoglio della sua creazione mai s'interrompe per riposarsi in un atto di ossequio. La sua sembrerebbe una posizione inuma-na; e invece essa e proprio il contrario. Perché l'io strapotente di cui Wagner s'e fatto instancabile sacerdote dilata e assomma
in se stesso tutto quello di noi che stava aspettando un'investi-tura. Riedifica in noi sovranita distrutte, libera la nostra persona dalla fatalitá di disperdersi, e mediante il suo esempio ci concede di persistere nei nostri presentimenti, di credere alia veritá delle nostre interpretazioni, di sperare nell'lntangibilita dei nostri segreti. Tutti quelli che nell'amore hanno sentito una rivelazione attesa e pure inspiegabile, contrappunto di dolore e di gioia, condizione dove tu non sai se regni o se servi; tutti quelli che fra le lunghe ore hanno vissuto almeno un breve attimo eroico, e quelli che, a un tratto, hanno riconosciuto una remota parentela con le bianche cose del cielo e con le verdi cose della terra, quelli insomma che nelle intuizioni inesprimi-bili hanno ravvisato Yergo della propria esistenza Wagner ri-scatta, con la sua música, dal timore di essere illusi o ridicoli. Se quest'ultimo si fosse accontentato di autobiografarsi este-riormente nelle sue opere (Tristano annientamento della vo-lontá di vivere nell'amore. Maestri Canton risoluzione del contrasto artístico nell'armonia fra vecchio e nuovo. Tetralogía problema del bene e del male ridotto a un dissidio tra forze naturali e forze umane, Parsifal accettazione del compenso tra peccato e penitenza cristiana) noi non riusciremmo a vedere in lui molto di piú che un sontuoso saggista. Ma egli, mediante la realtá della sua música, e soprattutto mediante il potere della música di afferrare insieme le cose e la loro ombra, i sentimen-ti in atto e la loro origine lontana, i sentimenti irriducibili in un ordine logico e pur legati a una predestinazione sicura. ha con-cesso un diritto di cittadinanza alia nostra sete di allegorie e ha spalancato la porta del nostro essere piCi geloso, dietro la quale noi ci consumavamo timidi e rassegnati. La parola «vittoria». ch'é radice comune ai nomi dei tre personaggi piú umani della Tetralógia, significa appunto l'immissione di tuno l'uomo nella música; la legittimazione delle sue individualitá, non discrimínala nelle categoric poetiche. 1 nulla personali su cui l'indivi-duo non si era ancora creduto autorizzato a fermarsi. e che nelle opere di Wagner si traducono in incisi ritmici o melodici prima di lui negletti e ritenuti quasi indegni di rappresentarsi, riabilitano 11 nostro isolamento e fanno si che quella música, piú di ogni altra, riesca a trasfigurarsi in noi stessi e a persua-derci di averia noi stessi créala. Siglinda e Sigismondo, Sigfri-do e Brunilde si dicono proprio le cose loro e non hanno mai paura di porsi innanzi ai loro silenzi, di affrontare le loro incer-tezze, di concedersi divagazioni e di immergersi nelle paure inspiegabili. Di fronte a queste novitá essenziali, la posizione polémica e fórmale di Wagner passa decisamente in seconda linea».
GIULIO CONFALONIERI