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HEGEL CRITICO DELL'ÉGALITE di Pasquale SalvucciAlla critica della égalité Hegel perviene come risultato della sua ana-lisi estremamente realística deüa dialettica della societa civile. Un'analisi che, per efficacia ed accuratezza, si lascia indietro di molto quelle, pur sempre significative, e con le quali egli si misura di volta in volta, condotte da Locke, da Rousseau, da Ferguson, da Smith, dai rivoluzionari giacobini e dallo stesso Kant. Per lasciare emergere ciö che specifica e differenzia, per il suo forte realismo, l'analisi critica di Hegel, scelgo di accennare ai punti di vista di Kant e di Fichte.1. La posizione di KantNelle sue Congetture suit'origine della storia (1786), dove traccia una ri-costruzione ideale - comunque senza mai abbandonare il filo conduttore della ragione e della esperienza - della evoluzione storico-sociale degli uo-mini sin dai primi passi, Kant ipotizza che la ragione, pervenuta ad un determinato stadio del suo auto-sviluppo, soUevö l'uomo alla consapevolezza del suo essere lo scopo della natura e che, perciő, egli doveva considerare ogni altro uomo come uguale partecipante {als gleichen Theilnehmer) dei doni della natura. Questa idea atWuguaglianza gia di per sé preparava l'uomo a quei limiti che la stessa ragione avrebbe posto un giorno all'eser-cizio della sua volonta nei confronti dei suoi simili, che egli non avrebbe mai dovuto considerare come semplici mezzi e strumenti abbandonati dalla natura al suo arbitrio per servirsene secondo i suoi scopi (Ak VIH 114), bensi come uguali a sé e come degni di rispetto. Preparazione, questa, molto piu necessaria alle stabilimento della societa che non l'amore e la benevolenza {ivi).Con ridea di uguaglianza, l'uomo entró nello stato di uguaglianza di tutti gli esseri ragionevoli {in eine Gleichheit mit allen vernünftigen Wesen). Poté pretendere di essere scopo a se stesso e lottare per essere ricono-sciuto da ogni altro uomo come tale. Uguaglianza, qualunque fosse il rango {Rang). Qui, puntualizza Kant, bisogna cercare il fondamento di quella tanto illimitata uguaglianza {der so unbeschränkten Gleichheit) del-l'uomo anche con gli individui superiori, che lo possono, certo, superare infinitamente neUe doti naturali, ma nessuno di quest'ultimi ha il diritto {Recht) di disporre di lui a suo piacimento (Ak VILI 114).