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Di Stan Lee ce n'e uno
DI FaBIO LiCARI (fli(ariercs.lt)
Di Stan Lee ne esiste soltanto uno, e non ce ne saranno piu. Perché e impossibile che il sistema éditoriale "tecnologico" di oggi riproduca le condizioni pionieristiche di quel fol-li anni Sessanta. Quando Lee era direttore éditoriale, supervisore, gestore del personale, soggettista e sceneggiatore di dieci storie in contemporánea. Quando assumeva i disegnatori, sceglieva i colori delle copertine e correggeva le bozze. Quando alla Marvel, insomma, faceva tutto 0 quasi.
Nel corso del tempo si sono incrociate malignité e incomprensioni sulla sua figura. Lee non ha inventato da solo l'Universo Marvel, questo e or-mai chiaro, anche se il marchlo "Stan Lee presenta" e stato scelto per rappresentarlo. Spider-Man nacque dalla collaborazione con Steve Ditko. Thor, Hulk, Vendicatori e Fantastici Quattro fu-rono al 50% generati da Jack Kirby. Devil venne ideato sempre con Kirby e Bill Everett. Capitan America era la versione aggiornata del perso-naggio prebellico di Kirby e Joe Simon
MaLeefuilcatalIzzatore di questa tempesta
creativa. Non poteva scrivere dieci aibi al mese e dirigere anche la Marvel. Cosi preferiva ideare i plot, i soggetti (sempre meno dettagliati), la-sciando a disegnatori "special!" il compito/la liberta di scegliere svolgimento e ritmo della storia. incarico che Romita, Kirby, Buscema, Golan e Kane apprezzavano particolarmente perché regalava loro il ruolo di registi. Poi Lee aggiungeva i dialoghi, nei quali per sincerita, umorismo e freschezza resta irraggiungibile.
Non sara un caso Sf, dopo averabbandonato Spider-Man, Ditko non ha piü eguagliato que! vertid creativi. Non sará un caso se II Kirby auto-re completo, pur straordinario a volte (gli Eterni, Kamandi, Pantera Nera, Machine Man, 11 Quarto Mondo), non é mal stato all'altezza di quello "in ditta" con Lee. Cera un'alchimia magica con gli artisti. Una chimica che moltiplicava la qualitá finale, nascondendo qualche limite oggettivo. Perché - anche questo va riconosciuto - Lee non ha mal posseduto lo spessore culturale di Will Eisner, la raffinatezza di Milton Caniff, la prosa letteraria di Alan Moore.
Non puó eslstere un altro Lee, aiiora, anche se
qualcuno gli si é avvicinato. Negli anni Ottanta sembró che John Byrne, l'autore che reinvento Superman, ne fosse l'erede. Byrne, anche dise-gnatore, poteva creare universi e gestire piü personaggi: pero ha perso presto inventiva e originalita, oltre che rigore nel tratto. E su Spi-der-Man, dopo i bel Marvel Team-Up in coppia con Claremont (numero 14), ha poi fallito con la saga Chapter One (che non abbiamo inserito nella collana).
La serie di questo volume, The Pu/se, originale
e matura, é scritta invece dal suo erede forse piú prossimo: si chiama Brian M. Bendis. É oggi lo sceneggiatore Marvel piü influente e gestisce Tintero universo con saghe collettive (come l'at-traente e recentissima Civil War). Non é intellet-tuale come Moore, Miller o Gaiman, ma nessuno oggi é cosí scorrevole. Leggibile. Semplice. Fu-mettistico. Proprio come Lee.
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peRô eAcovyeK, 6E TESTA A 6PAZZ0LA INIZW A IN6ULTARTI, A MANCARTi tJI Ri5PErra
PIiJU CHÉ IL TUO BOy-FRiENP E UN ENORME 6UPERER0E NERiP W PELLE INPISTRUTT/BILE PI NOME LUKE Ck&t.
NON WO NEMMENO BALBETT/ftTO QUMVO L'HO PETTO.
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COSA MOLTO MENO STRANA Vil FATTO CHE JE661CA JONES 6IA LA MIA RAiJAZZA.
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NON VOCrLIO FARE FIASCO. L'ASSICURAZIONE Cl FA COMOPO,
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