Bővebb ismertető
AI LETTORIVia via che questa Storia di Roma usciva a púntate sulla Domenica del Corriere, cominciai a rice-vere lettere sempre piü indígnate. Mi si accusava di leggerezza, di faciloneria, di disfattismo, e qual-cuno addirittura di empietá per il mió modo di trattare un argomento considerato sacro.Non me ne sorpresi perché effettivamente sin qui per parlare di Roma, in italiano, non si é usato altro stile che quello áulico e apologético. Ma son persuaso che appunto per questo ben poco n'é ri-masto in testa a chi legge e che, finito il liceo, da noi quasi nessuno sente la tentazione di rinfrescar-sene la memoria. Non c'é nulla di piu faticoso che seguire una storia popolata soltanto di monumenti. E io stesso dovetti lottare non poco contro gli sba-digli, quando, accortomi anni fa di aver dimenti-cato tutto o quasi tutto, volli ristudiarla daccapo. Finché m'imbattei in Svetonio e Dione Cassio che di quei monumenti essendo contemporanei, o almeno coevi, non nutrivano per essi un si reveren-ziale e timorato rispetto.Sulla loro traccia, andai a sfogliare anche tutti gli altri storici e memorialisti romani. E fu come dar vita alia pietra. Di colpo quei protagonisti che a scuola ci hanno presentato mummificati in un atteggiamento, sempre quello, non uomini, ma astratti simboli, persero la loro minerale immobi-litá, si animarono, si colorarono di sangue, di vizi, di debolezze, di tic, di piccole o grandi manie, in-somma diventarono vivi e veri.