Bővebb ismertető
QUESTO secando numero di Studi Verdiani — che si presenta puntuale alla scadenza annua prestahilita — non accogUe che in minima parte materiale approntato per precedenti, definite occasioni {convegni, congressi, incontri, o eventi simili). La mag-gior parte dei contributi di questo fascicolo e frutto soltanto del-l'interesse suscitato nell'autore dall'argomento che ne sta al centro; tanto piú notevole quindi che le opere discusse in questi saggi risalgano al primo, intensissimo periodo produttivo del Maestro; il termine cronologico coincide grosso modo con la ge-stazione del Trovatore e la composizione della Traviata. E questo un sintomo non indifferente dello spontanea aliar gar si d'orizzonti nella ricerca ver diana, della sempre piú nett a coscienza che proprio nel primo decennio dell'attivita creativa affondano le radici di quella che troppo sbrigativamente vien definita la "maniera matura" del Maestro. Dalla diversita degli argomenti, dei problemi, e dei metodi e strumenti di ricerca impiegati risalta sempre piú chiaramente la complessita e la polivalenza del momento iniziale dell'arte verdiana: alla varieta dei modelli drammatici cor-risponde la diversita delle soluzioni stilistiche sul piano musicale secondo un percorso di esperienze tutt'altro che lineare, sempre teso comunque alla conquista di un linguaggio che possa essere avvertito come proprio. Un altro cliché, quello del "primo Ver-di" rozzamente monolítico, si sta insonima sgretolando, e proprio grazié a ricerche come queste la realta storica si rivela, col proseguiré degli studi, piú sfaccettata e composita di quant o quella formula semplificativa pote s se far presumere.
In un'altra direzione questo numero aliarga gli orizzonti della ricerca verdiana-. il saggio iniziale, opera di uno storico di pro-
VERDI E LA STORIA DELLA RETRIBUZIONE DEL COMPOSITORE ITALIANO*
John Rosselli
La storia di Verdi uomo d'affari, dei suoi rapporti con impresari ed editori, della sua attivita di proprietario terriero, della sua fortuna materiale, fortuna magari non "immensa" (accogliamo pure le proteste indígnate del compositore) ' ma certo cospicua, e una storia ancora in gran parte da scrivere. Chi la scrivera dovra dedicare al compito molti mesi, se non anni di ricerche, cosa che non abbiamo tentato di fare. Lo studio attuale non pretende di intaccare questa gran mole di lavoro, bensí di situare la fortuna di Verdi nella storia della figura del compositore italiano e della sua retribuzione materiale. In questa storia Verdi ebbe una posizione chiave, dovuta in parte alia sua ineguagliata maestría, ma anche al momento in cui si svolse la sua attivita artística.
Nel negare le sue "immense ricchezze" Verdi, nel 1882, ricordó che "quando io scrivevo molto, le opere si pagavano poco; adesso che si pagano bene, e rendono bene, non scrivo quasi piú". Formula un po' sbri-gativa anche se, grosso modo, giusta. Nello stesso anno Biaggi, scrivendo la Prefazione alla Vita di Nicola Vaccaj, faceva lo stesso confronto tra la vecchia opera italiana mal retribuita (pensava meno al giovane Verdi e piú a Rossini e ad altri compositori del primo Ottocento) e l'opera contemporánea, con la quale "si possono guadagnare le migliaia di diecine, e appena che il suo valore artístico s'alzi sul comune, puo fruttare quanto una grossa fattoria". L'opera, — proseguíva Biaggí (non senza contrad-dirsi, ma la contraddizione e rivelatrice) — ormai "non tanto e opera,
* II presente studio si basa, in parte, su ricerche condotte per mezzo di una borsa di studio del Social Science Research) Council britannico.
1 Lettera di Verdi a Giulio Ricordi del 25 dicembre 1882; Parma, Sezione musicale della Biblioteca Palatina, Conservatorio "A. Boito". Cfr. anche I copialettere a cura di G. Cesari e A. Luzio, Milano, 1913, p. 328.