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Mettevano al palo gli Strioni.
Pali di ferro, pezzi di catena, tuttora visibili nelle piazze dei paesi di Po, allontanano i cani.
Strioni ilari e tragici, astuti come volpi o ingenui come fanciulli. Cambiavano le stagioni, indovinavano attraverso la matematica del futuro le catastrofi e le epoche felici e, oltre le metamorfosi del mondo, portavano il successo e l'av-ventura. Disposti a insegnare la faccia nascosta della luna o, piu semplicemente, la scoperta dell'eternita.
Erano abitatori di sottoripa, confusi alle acque con gli stessi bacini e canali, nubi di pesci e relitti di maree preisto-riche. Barcari, paratori, venditor! ambulant! d! libri e cap-pelli, piccadori, brentadori e navaroli. Anche stranieri che comparivano agli argini con l'aspetto di predicatori non ap-partenenti ad alcun ordine, alti berretti di foggia armena, caífettani neri con due croci rosse sul petto e sulla schiena. Davano nato a trombe di rame o avevano le braccia coperte di campanelle o portavano fonografi con la forma di calice.
Dall'Abbazia di Pomposa e dal Gran Bosco della Mesóla fino a Sabbioneta e Casalmaggiore. Eppure li immaginava-no venire da nessuna terra e li riconoscevano trovandoli raf-figurati nei Tarocchi Infami e nei Libri d'ore tra fregi con uccelli, delfini, tripodi con la simbólica fiamma.
Li flagellavano e li avvelenavano.
La Guardia Regia ne vigilava Fagonia, addormentata sotto il kepi, i guanti bianchi fermi alia briglia, gli stivali nella staffa; gridate tutte le verita, persa la voce, lo Strione soffiava davanti a sé e al fuggire della sabbia apparivano parole ben incise, parole non schiave che erano modi di essere