Bővebb ismertető
Una telefonata
Per i colleghi - giornalisti e serittori - che lavorano in televi-sione ho, naturalmente, stima. Proprio per questo non ho mai tentato di rubar loro il mestiere, malgrado inviti spesso rinno-vati. Mi pare, in effetti, che quelle parole che costituiscono la materia prima del nostro lavoro abbiano consistenza e impatto diversi se affidate alia «fisicitá» della carta stampata o alia im-materialitá di segnali elettronici.
Comunque sia, ciascuno é ostaggio della sua piccola storia: la mia, per quanto conta, é quella di chi ha conosciuto solo reda-zioni di giornali e di case editrici e non studi con telecamere, parchi-luce, scenografie.
II lettore si tranquillizzi: rion intendő andaré öltre, in simili considerazioni da dibattito a un convegno di mass-mediologi; né desidero infliggere ad alcuno sfoghi autobiografici. Quanto detto, mi basta per far comprendere la sorpresa (con, forse, un sospetto di disagio) provocata da una telefonata, un giorno di fine maggio del 1993.
Come ogni mattina, scendendo nel mio studio, ripetevo fra me le parole di Cicerone: «Si apud bibliothecam hortulum habes, nihil deerit», che cos'altro ti manca, se hal una biblioteca che si apre su un piccolo giardino? II periodo era particolarmente denso di lavoro: terminata la correzione delle bozze di un volume, mi ero immerso nella stesura finale di un altro. Intanto, c'erano da portare avanti le consuete collaborazioni giornalistiche.
Gli impegni, dunque, non mancavano. Ma non mancava neppure la gratitudine a Chi di dovere, perché mi permetteva
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